Operazione “Petrolmafie Spa”, nel Reggino il collaudato sistema di controllo del gasolio (NOMI)

I beni sequestrati ammontano a oltre 600 milioni di euro. Coinvolti gli esponenti delle cosche Piromalli, Pelle e Ficara-Latella

Ci sono anche esponenti della ‘ndrangheta reggina coinvolti nella vasta operazione antimafia che, partita da Roma, ha anche coinvolto Napoli, la Sicilia e la Calabria. La Dda di Reggio Calabria guidata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri si è concentrata, in particolare, su una struttura organizzata, attiva nel commercio di prodotti petroliferi, gravemente indiziata di aver “utilizzato sistemi di frode allo scopo principale di evadere le imposte, in modo fraudolento e sistematico, attraverso l’emissione e l’utilizzo (improprio) delle così dette “Dichiarazioni di Intento”, sotto la direzione strategica di un commercialista e con la compiacenza di soggetti esercenti depositi fiscali e commerciali, con un controllo capillare dell’organizzazione criminale di tutta la filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale ai distributori stradali”.

Gli esponenti dei clan reggini. Tra i principali nomi degli indagati spiccano quelli “membri apicali del sodalizio” tra cui Vincenzo (classe 35) e Gianfranco (classe 61) Ruggiero, ritenuti espressione imprenditoriale dei “Piromalli”. Oltre a loro gli inquirenti evidenziano la presenza di Giovanni (classe 64) e Domenico (classe 71) Camastra, espressione dei “Cataldo” sebbene ritenuti, nel tempo “espressione giuridica ed entità imprenditoriale anche al servizio dei “Pelle” di San Luca, degli “Aquino” di Gioiosa Ionica, dei “Cordì” di Locri e dei “Ficara-Latella”.  Altra presenza segnalata dagli inquirenti è quella di Giuseppe Lorenzo, classe 75, contiguo ai “Labate”.

La frode.  Le società investigate (“cartiere”), affermando fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti al fine di poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, presentavano alla Italpetroli S.p.A. di Locri – volano della frode – la relativa dichiarazione di intento per l’acquisto di prodotto petrolifero senza l’applicazione dell’Iva; il prodotto così acquistato, a seguito di diversi (e cartolari) passaggi societari, veniva poi ceduto, a prezzi concorrenziali, ad individuati clienti.

In sostanza: la frode si innescava attraverso le forniture di prodotto (in regime di non imponibilità) effettuate dal deposito fiscale (nonché deposito Iva), consapevole e promotore del sistema fraudolento; l’acquisto veniva effettuato, senza applicazione dell’Iva, da imprese cartiere che, prive dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per assumere la qualifica di esportatore abituale, presentavano false dichiarazioni d’intento; tali operatori, formalmente amministrati da prestanome nullatenenti, erano riconducibili e gestiti direttamente dall’organizzazione criminale.

Poi, le  società “cartiere”, attraverso broker operanti sul territorio calabrese, campano e siciliano, vendevano ai clienti finali a prezzi assolutamente concorrenziali, al di sotto del valore di mercato, sfruttando indebitamente il vantaggio economico dell’IVA non versata.

Gli investigatori, in seguito di un controllo fiscale nei confronti dell’Italpetroli S.p.A., ha adottato una serie di accorgimenti che hanno portato ad un mutamento del sistema fraudolento optando per la drastica soluzione di omettere il versamento dell’imposta sul valore aggiunto e sulle accise e, di conseguenza, mandare il deposito definitivamente in default.

Nel corso delle indagini è stato ricostruito: un giro di false fatturazioni per un ammontare imponibile complessivo pari ad oltre 600 milioni di euro e IVA dovuta pari ad oltre 130 milioni di euro; l’omesso versamento di accise per circa 31 milioni di euro; al riguardo le investigazioni hanno consentito di accertare che i membri del sodalizio, nella fase di default, formavano e trasmettevano all’Agenzia delle Dogane un fittizio (con attestazione falsa di “pagato”) modello F24 attestante il pagamento delle accise dovute dalla Italpetroli S.p.A. per il mese di marzo 2019 – per un importo di circa 11 milioni di euro – col duplice fine di scongiurare eventuali controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria e, di conseguenza, proseguire con il disegno illecito.

Il sequestro. Nel mese di maggio del 2019, a riscontro all’attività investigativa, è stata sequestrata la somma contante di 1.086.380,00 di euro, occultata all’interno di un’autovettura appositamente modificata per l’occultamento e il trasporto della valuta.

I proventi illeciti. I proventi illeciti, così ripartiti dai membri dell’organizzazione, sarebbero stati in quota parte, reinvestiti nel medesimo circuito criminale e/o impiegati in altre attività finanziarie/imprenditoriali così determinando un giro di riciclaggio – autoriciclaggio, per un importo complessivo pari ad oltre 173 milioni di euro; quota parte di detto importo (pari ad oltre 41 milioni di euro) veniva riciclato su conti correnti esteri riconducibili a società di comodo bulgare, rumene, croate e ungheresi, per poi rientrare nella disponibilità dell’organizzazione medesima.

Sono in tutto 23 (19 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) le misure applicate a partecipanti al sistema nella provincia di Reggio. I sequestri in provincia ammontano invece a oltre 600 milioni di euro.

Destinatari dei provvedimenti cautelari
CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
RUGGIERO Gianfranco cl. ‘61,
DE LORENZO Giuseppe cl. ‘75,
CASILE Antonio cl. ‘69,
CAMASTRA Giovanni cl. ‘64,
CAMASTRA Domenico cl. ‘71,
BONAFORTUNA Cosimo cl. ‘75,
SABATINO Salvatore cl. ‘69,
ANASTASIO Camillo cl. ‘64,
ANASTASIO Mattia cl. ‘91,
DE MAIO Luigi cl. ‘80,
MUROLO Roberto cl. ‘79,
GITANO Mario cl. ‘85,
DEVOTO Luigi cl. ‘91,
AMOROSO Salvatore cl. ‘66,
CEPOLLARO Raffaele cl. ‘88,
LEONARDI Sergio cl. ‘78,
FABRETTI Carmelo cl. ‘80,
BARBARINO Eugenio cl. ’84
ROMEO Orazio cl. ‘69.
ARRESTI DOMICILIARI
MORABITO Francesco Stefano cl. ‘64,
DI MAURO Antonio cl. ‘74,
ZECCATO Carla cl. ’68
GRIPPALDI Antonino cl. ‘68