IL RICORDO | Addio Michele, gigante buono… che brutto scherzo ci hai fatto!

Michele Porcelli lascia un vuoto incolmabile in quanti lo hanno conosciuto e apprezzato. La mia esperienza giornalistica non può prescindere da lui

E’ fin troppo semplice elogiare i defunti. Nel mondo antico, a Roma soprattutto, l’elogio funebre era un rito, quasi un atto dovuto ai personaggi più significativi. Ma quando va via davvero un buono, uno che, al di là della voce grossa, non era in grado di fare del male nemmeno a una mosca, allora sì che avverti un senso di vuoto profondo. E subentra la prostrazione, l’impotenza dell’uomo dinanzi al fato ed agli eventi invalutabili della vita laicamente intesa. Non c’è più Michele Porcelli, il primo regista di un tg con il quale ho lavorato. In una parola sola, un amico. Appassionato come pochi al suo lavoro, perfezionista nelle inquadrature, suscettibile certamente, ma mai rancoroso, mai capace di covare risentimento, mai pronto a colpire!

In questi casi, quando il senso di umana prostrazione non ti consente di guardare oltre, l’unica cosa possibile da fare è quella di voltarti indietro. Ed oggi io l’ho fatto: così in rapida successione sono apparsi i viaggi con Michele (spesso al volante) verso il Consiglio regionale, le domande studiate ai politici, le sue inquadrature significative, capaci quanto e più delle parole di esprimere concetti, la sua profonda onestà intellettuale, i suoi suggerimenti, le sue incazzature.
Chi dimenticherà mai gli “scontri” politici: lui sempre con il pugno chiuso, fin quando la telecamera non si accendeva, io pronto a ricordargli che quel mondo era finito da un pezzo.

Un amico vero Michele, che non dimenticava mai le ricorrenze, amato da tutti, in tv ed anche a casa. Mio figlio, che al tempo sgattaiolava negli studi televisivi di RK, era tra i suoi passatempi, ma non soltanto lui. Ed a tavola oggi lo abbiamo ricordato così: con la sua voce grossa, quella di un gigante buono, tanto imponente nel fisico, tanto diretto e brusco nel suo eloquio, quanto inoffensivo nei fatti.

Aveva una profonda cultura politica, Michele. Nei momenti cruciali non sbagliava mai. Amava la musica che lo aiutava spesso a superare le fasi più complesse di una difficile esistenza. Perfino il suo clacson era riconoscibile, come pure le canzoni, i richiami, le pacche sulle spalle. Talvolta perdeva le staffe, per la verità molto facilmente, ma allo stesso modo era pronto a redimersi. Non chiedeva scusa, magari, ma si avvicinava e sorrideva…come per dire….”ho esagerato”.

Indimenticabile il mio ultimo giorno in tv. Finita una diretta, salutai tutti, avviandomi ad uscire. Giunto in auto, a passo d’uomo raggiungevo il cancello, quando quel vocione grosso, il vocione di un fratello maggiore mi richiamò: “M…a, dove vai?” Poi, la corsa verso me, un lungo abbraccio e l’emozione inevitabile tra due persone che avevano condiviso moltissimo in quasi sei anni. Da allora, non ci siamo mai persi. Fino a stamane, fino a quella telefonata infausta di un medico amico che, con voce tremante e quasi imbarazzato, mi ha dato la notizia che, a mia volta, non avrei mai voluto dare.

Buon viaggio Michele!