Rinascita, il pentito: Giamborino “affiliato ai Piscopisani” e Luigi Mancuso “sembra il papa”

L’ex consigliere regionale “quando l’hanno eletto alle 3 del mattino è andato ubriaco a casa di Sarino Battaglia: i Piscopisani hanno votato tutti lui”

Luigi Mancuso, il boss di Limbadi, qualcuno diceva che “sembra il papa”: “Riceveva persone da mattina a sera, tutti cercavano udienza da lui”. Ad affermarlo, nel corso del maxi processo Rinascita Scott, è il pentito Raffaele Moscato, dal 2010 battezzato nella cosca di ‘ndrangheta dei Piscopisani fino a marzo del 2015, quando ha deciso di collaborare perchè “volevo cambiare vita e chiudere con il passato”. “Si è sempre saputo – ha affermato rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso – che Luigi Mancuso è una delle persone di maggiore spessore criminale nel Vibonese, il capo più carismatico”.

“Basta guerre”. 
“Metteva tutte le cose a posto
– continua ancora il pentito – stava sistemando il territorio vibonese. Lui diceva ‘basta scontri, quello che tocca a te è tuo, quello che è mio è mio: garantisco io per la pace ma basta guerre’”. Naturalmente per poter curare meglio i propri interessi, non certo per amore verso il territorio. E alla domanda se ci fossero attività commerciali riconducibili a Luigi Mancuso, “proprio a lui”, Moscato ha risposto: “Non mi ricordo, so che prendeva estorsioni alla Latteria del sole. Mi ricordo che si diceva nell’ambiente criminale che lì (alla Latteria del sole, ndr) c’era lui”.

Pietro Giamborino “battezzato nella ‘ndrangheta”.
Nel corso dell’esame nell’aula bunker di Lamezia si è parlato anche dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino, imputato nel maxi processo per concorso esterno: “Lui era affiliato al nostro locale di Piscopio – ha dichiarato il pentito – qualcuno mi aveva detto ‘lo sai che c’ha la prima’, cioè che era stato battezzato”. E anche per le elezioni aveva avuto un supporto dai Piscopisani: “Quando l’hanno eletto alle 3 del mattino è andato ubriaco a casa di Sarino Battaglia. Spesso era a casa sua a prendersi il caffè. I Piscopisani hanno votato tutti lui e l’hanno fatto eleggere”. E cosa ottenevano in cambio del sostegno elettorale? “Lo facevano eleggere e dopo si sbrigavano altre cose, non davano ad esempio 50 euro a voto. Quando c’erano dei lavori da fare li faceva prendere lui a ditte vicine ai Piscopisani. Sistemava le persone che dicevano di sistemare, come i parenti di Battaglia, anche a fare la segretaria nello studio di un avvocato”. Tutte informazioni che al pentito sarebbero state riferite da Rosario Battaglia e da Rosario Fiorillo.

Bottiglia di champagne a 5 euro.
Un passaggio è stato poi anche dedicato a Gianfranco Ferrante che “era il proprietario del Cin Cin Bar a Vibo Valentia”. Secondo il pentito era in buoni rapporti con Andrea Mantella e altri che “quando andavano là o un caffè o una bottiglia di champagne la pagavano sempre 5 euro, li trattava bene insomma”. Aggiungendo che era “protetto” anche da Damiano Vallelunga, “una delle figure più grosse di tutto il Vibonese, l’hanno ucciso nel 2008 a Serra San Bruno: il nipote, che era in carcere con me, mi aveva detto che lo zio ci teneva a Ferrante e non lo voleva toccato”.