Professionista aggredito in piazza nel Vibonese, arriva la decisione del Tribunale

Due delle tre persone ritenute responsabili dovranno prestare servizio gratuito ad un Comune e risarcire la vittima per 3mila euro

I fatti risalgono al febbraio 2018. Quella sera, il geometra Francesco Massa, si trovava in piazza Umberto I, nel centro storico del Comune di Vazzano, in compagnia di amici quando improvvisamente veniva minacciato e aggredito, alla presenza della figlia di appena 9 anni da due persone che egli ha identificato – secondo quanto riferisce in una nota – nei fratelli Giuseppe e Dominik Tassone ( figli del dottor Raffaele Tassone capo gruppo di minoranza) e dal loro zio Francesco Scidà.

Il gesto incomprensibile. “In quell’occasione il geometra -si chiarisce nella nota – ritenendo che l’assurdo ed incomprensibile gesto fosse stato causato da futili motivi (divergenze politiche), preso atto del comunicato stampa del gruppo di minoranza “Vazzano Bene Comune” che tentava quasi di giustificare l’accaduto scrivendo “…quando non si riesce a bloccare la democrazia con gli strumenti della diffamazione e della calunnia accade ciò che è accaduto…”, aveva affidato agli organi di stampa un accorato appello volto a fermare quel clima d’odio capace di far passare per vittime i carnefici”.

Le indagini. A seguito di accurate indagini, i presunti autori dell’aggressione, sono stati citati in giudizio. E nell’udienza del 18 febbraio scorso,  hanno chiesto ed ottenuto la messa alla prova per la durata di cinque mesi. Entrambi dovranno prestare il loro servizio, a titolo gratuito, presso il Comune di Soriano, per la durata di cinque mesi e risarcire il sig. Massa Francesco dai danni dallo stesso subiti, quantificati dal giudice penale in € 3.000,00.

Risarcimento danni. Il geometra aggredito, pur essendosi opposto, nel corso dell’udienza, alla concessione del beneficio, riservandosi di agire in sede civile al fine di ottenere il giusto risarcimento dei danni patiti, spera che “questo periodo di messa alla prova possa avere l’effetto rieducativo auspicato, facendo comprendere agli imputati la gravità degli atti compiuti”.