Gruppo Fem.In. denuncia: “Medico del consultorio timbra e se ne va”

La vicenda posta all’attenzione dell’opinione pubblica riguarda una ginecologa del consultorio di Rende

A denunciare l’accaduto il collettivo Fem.In. su Facebook con tanto di video. La vicenda riguarda una ginecologa del consultorio di Rende che, “senza remore alcune, da molti mesi si reca ogni giorno sfrecciando sul suo bel fuoristrada presso la sede del Distretto Sanitario di competenza, giusto il tempo di timbrare il suo sudatissimo cartellino senza, però, recarsi effettivamente sul posto di lavoro”.

“Tutto questo è vergognoso – affermano – ed è altamente lesivo per l’utenza, sia in quanto contribuenti ma ancor di più in quanto donne che dovrebbero avere accesso a delle prestazioni sanitarie ad hoc, così per come sono stati concepiti i consultori. Troviamo assurdo come la dottoressa in questione, già indagata anni fa all’interno di una famosa operazione per assenteismo e false attestazioni nella quale fu sottoposta a misure cautelari preventive in attesa di una prescrizione del reato, sia lasciata libera di perpetuare tali frodi in un clima di scarsa vigilanza ed omertà dilagante, proprio nel momento in cui i consultori – insieme a tutto il SSR- sono al collasso e ci si prodiga in artificiosi salti mortali per coprire almeno un turno settimanale nei 22 presidi consultoriali della provincia”.

“Quello che ci sembra ancora più aberrante è che l’Asp continui a definirsi “con le mani legate” circa i rapporti con la Regione, ma al contempo non massimizzi le risorse a sua disposizione né tanto meno vigili su di esse, dal momento che l’atteggiamento tipico riscontrato è quello del “dirigente italiano medio”, il quale se vede una cosa scorretta da un lato, si gira dall’altra parte. Non possiamo certo stupirci, specie quando mentre si svolgono tavoli di mediazione, dal coordinamento dei consultori arrivano ordini di sospendere momentaneamente nuove prenotazioni. Il fallimento di tutte le persone coinvolte nella vicenda è rappresentato dal fatto che mentre la “legalità” e il “buon esempio” dovrebbero partire dall’alto, le uniche speranze restano la resistenza e le denunce partite dal basso. Ci auguriamo che l’Asp oltre alla conta dei buchi di bilancio inizi anche quella della presenza o meno dei suoi dipendenti sul luogo di lavoro. Quello che chiediamo è che il Commissario La Regina ci riceva al più presto e dia priorità a scenari simili. Precisiamo, infatti, che il nostro monitoraggio non si limita alla giornata odierna né alla singola dottoressa in questione. Nel mangia-mangia generale dell’Asp di Cosenza – scrivono le Fem.In. – tra servizi attivi a metà e centinaia di migliaia di euro di straordinari pagati ai dirigenti in pochi mesi, l’assenteismo potrebbe sembrare l’ultimo dei problemi, peccato che questo si traduca nell’ennesima negazione del nostro diritto alla salute”.