I contagi negli istituti scolastici di Pizzo, nel Vibonese, hanno creato diverse polemiche tra i genitori e la dirigenza. In un comunicato a firma dei rappresentati delle scuole dell'infanzia, elementari e media, infatti, si contestano le parole del dirigente scolastico che "fa sapere tramite i giornali che i protocolli sono stati attivati: le classi sono in quarantena, le insegnanti faranno oggi il tampone rapido e se il riscontro sarà negativo domani tutti a scuola in tranquillità". Il caso è stato sollevato a seguito del contagio di 2 bambini - risultati positivi ai test antigenici insieme ai genitori - della scuola elementare San Sebastiano e quella dell'infanzia Nazionale

"Nessun protocollo e nessuna classe in quarantena". Secondo i genitori, però, la realtà è ben diversa: "Nessun protocollo è stato attivato, nessuna classe è stata messa in quarantena ma sono stati gli stessi genitori a decidere di tenere temporaneamente i bambini a casa, soprattutto in attesa di avere conferma o no della positività da parte dell'Asp, perché tutti oramai sappiamo che solo in quel caso partirà il contact tracing e di conseguenza le classi saranno poste in quarantena insieme agli insegnanti". Viene poi posta la "questione spinosa" dei test rapidi che, non avendo validità ufficiale né legale, "ci possono fornire una prima rassicurazione personale, ma non danno la giusta certezza se fatti immediatamente dopo aver avuto contatti con soggetti positivi, per non parlare poi del fatto che andrebbero ripetuti a distanza di alcuni giorni".

Chiudere "ste benedette scuole" in via preventiva. "Quindi le insegnanti possono rientrare a scuola - continuano i genitori - le due classi interessate forse no, le altre forse si, la scuola resta aperta, ma se alla fine i molecolari sono positivi le due classi vengono rimesse in quarantena, perche già lo sono forse, le insegnanti che nel frattempo erano rientrate pure, e quindi anche le altre classi rischierebbero a questo punto, insomma! Ma non si faceva prima a chiudere ste benedette scuole in via preventiva e poi decidere sulla base di quanto avrebbe comunicato l'Asp?".

L'attacco al Comune. Il Comune di Pizzo, poi, "potrebbe prendere la situazione in mano, ma si nasconde dietro un dito demandando la responsabilità all'Asp o comunque nel timore di un'eventuale ricorso al Tar da parte dei genitori". Secondo i genitori si tratta di "una sciocchezza": "Il legale rappresentante del Comune - scrivono - è la massima autorità sanitaria locale e come tale si può assumere la responsabilità del provvedimento di momentanea chiusura delle scuole in attesa di esiti dell'Asp. Anche il Tar non può essere remora perché se così fosse non si adotterebbe nessun atto amministrativo".

Ripristino della Dad. "E in aggiunta per essere coerenti: se tanto il dirigente scolastico si attiene ai protocolli - continua la nota -  consideriamo una tematica grave il fatto che il protocollo sembra non esistere", come per "il controllo periodico obbligatorio, effettuato da una ditta competente, degli estintori delle scuole" che, sostengono, "sono scaduti da anni presso i nostri plessi, da aprile 2018". "Già solo a fronte di questo i plessi possono, anzi devono, chiudere". Per queste ragioni, in conclusione, i genitori chiedono "il ripristino della Dad per la tutela tanto acclamata del diritto allo studio".