Soriano Calabro, l’antico convento di San Domenico tra storia e spiritualità

In passato fu meta di numerosi fedeli e pellegrini provenienti da tutta Italia ed Europa

L’antico convento dedicato a San Domenico di Guzman sorgeva a Soriano Calabro, un piccolo comune ubicato a ridosso della catena montuosa delle serre vibonesi. La sua edificazione risale probabilmente al 1510, anno in cui il frate domenicano Vincenzo da Catanzaro arrivò a Soriano per la fondazione del convento. Distrutto dal terremoto del 1659, sulle stesse rovine venne ricostruito il nuovo ed imponente edificio religioso per volere del Re di Spagna “Filippo IV”.

Il complesso sorgeva in una vallata vicino al torrente denominato cornacchia, vantando un’estensione di 20 mila metri quadri, comprendente all’epoca una chiesa di stile tardo barocco a forma di croce latina, nella quale al suo interno era presente la prestigiosa biblioteca ricca di manoscritti elaborati dai frati e ben 8 cappelle laterali, fra cui la cappella che deteneva la famosa tela di San Domenico. In circa 20 anni il santuario divenne famosissimo grazie alla leggenda riguardante la celeberrima “Tela di San Domenico”, consegnata secondo la tradizione dalla Madonna, da Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria a fra Lorenzo da Grotteria nel 1530 e che viene tuttora venerata con grande devozione. Tale evento venne immortalato da numerosi artisti tra i quali il Guercino autore della famosa “Visione di Soriano”.

Struttura originaria del santuario antecedente al terremoto del 1783

Il culto dell’Immagine di San Domenico conferì grande fama al convento di Soriano che si impose come uno dei più conosciuti e ricchi d’Europa. Meta di fedeli e pellegrini provenienti da tutta l’Italia e dalle altre nazioni europee. I pellegrini, giunti nel santuario sorianese, usavano invocare l’aiuto di San Domenico ungendosi con l’olio della lampada che ardeva davanti al quadro. E non finisce qui, per via della tela taumaturgica di San Domenico, il convento domenicano di Soriano Calabro venne definito la “Santa Casa” e ancora “l’occhio destro dell’ordine domenicano”. La devozione della celeste immagine registra ancora oggi delle grazie particolari nei riguardi di coloro che, in svariate circostanze, invocano con fede sincera l’aiuto di San Domenico o si ungono con l’olio della lampada che, giorno e notte, arde dinanzi al “Quadro” esposto nella nuova chiesa di San Domenico in Soriano, luogo in cui un tempo sorgeva l’antico chiostro priorale.

 

 

Apparizione a fra Lorenzo da Grotteria avvenuta la notte del 15 settembre 1530

Ben 4 papi fecero parte della congregazione di stanza in questo convento, dove vennero ospitati anche il filosofo Tommaso Campanella e addirittura l’Imperatore Carlo V. San Domenico, a metà Seicento, fu proclamato patrono del regno di Napoli ed il santuario di Soriano accrebbe ulteriormente la propria popolarità, già elevatissima per via della tela raffigurante il santo. Al giorno d’oggi di questo imponente complesso monastico rimangono solamente tre dei quattro chiostri, le botteghe e parte della facciata barocca: i frequenti terremoti hanno finito col distruggerlo. La nuova chiesa, fu infatti edificata nel 1838 al posto di uno dei chiostri e conserva ancora molte delle decorazioni che abbellivano l’antico santuario, fra cui l’altare maggiore in marmo, raffinati lavori di intaglio settecenteschi ed opere pittoriche di grande rilievo. I pezzi più interessanti sono custoditi nei musei, laddove sono presenti opere di Bernini, Fanzago, Vaccaio, Grue e dello scultore greco Skopas. (a.c.)