Rinascita, il maxi processo e la lotta contro il tempo: "Una sfida nella sfida"
Il più grande processo mai realizzato contro la ‘ndrangheta, quello nato dalla maxi inchiesta Rinascita Scott, ha “una sfida nella sfida”: concludersi in tempi ragionevoli e, soprattutto, prima della scadenza dei termini di custodia cautelare, così da evitare la scarcerazione degli imputati attualmente detenuti. A ribadirlo in aula - chiedendo la riunione di due stralci processuali (per il momento) con il maxi procedimento principale - è stato il pm Antonio De Bernardo, spiegando che gli impedimenti logistici sono stati risolti con l’aula bunker che sarà disponibile sei giorni a settimana, con tanto di sanificazione dopo ogni utilizzo.
Stesso reato, stesse prove, stesse parti civili.
Il punto, ha spiegato il magistrato, è che "soltanto davanti al Tribunale di Vibo Valentia ci sono sei tronconi, tre di cui discutiamo oggi e tre fissati per il 17 febbraio, e per tutti e sei ci sono le condizioni per la riunione”. Stesso reato di associazione mafiosa, stesse prove, stesse parti civili: “Le vicende - ha evidenziato ancora la pubblica accusa - non sono separabili, sono tutte sullo stesso piano, è inevitabile che venga presa la stessa decisione su tutte e sei”.
Circa 24mila conversazioni da trascrivere.
Tra le argomentazioni a favore della riunione dei procedimenti c’è anche quella riguardante le intercettazioni. È stata infatti chiesta una perizia trascrittiva composta da circa 24mila progressivi, una prova comune a tutti e sei i procedimenti in questione. I periti hanno iniziato a lavorarci da qualche mese e avevano presentato al Gup diverse richieste, tra cui quella di autorizzare 38 ulteriori ausiliari e di poter avere una proroga di 24 mesi rispetto alla scadenza del termine. Il Gup ha accolto la prima istanza ma, naturalmente, non poteva accogliere la seconda proprio per la necessità di non far scadere i termini di custodia cautelare. Adesso si assumeranno altri ausiliari, si prenderanno provvedimenti per accelerare i tempi, ma rimane un dato: “Nessuno di questi sei processi - ha detto ancora il pm De Bernardo - può terminare prima del completamento della perizia trascrittiva”. Nello stralcio che vede a processo l’ex parlamentare Pittelli, inoltre, la trascrizione non è ancora iniziata. Quindi o ci si “aggancia” alla perizia fatta negli altri procedimenti, e a quel punto si tratterebbe di una ragione ulteriore a favore della riunione, oppure la durata di quel processo si allungherà inevitabilmente.
La difesa degli imputati.
Dagli altri banchi dell'aula bunker le parti civili si sono associate alla richiesta della Procura, mentre numerosi difensori degli imputati, come prevedibile, si sono opposti. Di fondo c'è la questione per cui la richiesta di separarsi dal troncone principale era stata avanzata proprio per garantire esigenze di celerità che, con la riunione, verrebbero (a loro avviso) meno. A riprova di questo sono stati riportati dei numeri di confronto, ad esempio, tra il maxi processo principale e il procedimento immediato (quello che vede a giudizio Giancarlo Pittelli, Mario Lo Riggio, Giulio Calabretta e Salvatore Rizzo): in merito ad esempio ai testimoni, che sono "100 contro 1000", o anche riguardo le intercettazioni che "devono essere opportunamente selezionate".
Il collegio ha deciso: i processi vengono riuniti.
Ai difensori degli imputati, e in particolar modo sulla "selezione" delle intercettazioni, ha risposto il pm Annamaria Frustaci ricordando che "c'è un tema inscindibile che è quello associativo, un carattere unitario, e questo ha inevitabilmente una conseguenza sulla valutazione del compendio intercettivo che non può in alcun modo essere frazionato". In altre parole: anche nel processo immediato si fa riferimento a diverse cosche di 'ndrangheta e al rapporto - secondo l'accusa - degli imputati con le stesse, e questo impedisce che le intercettazioni non vengano considerate nel complesso. Alla fine, in ogni caso, il collegio giudicante ha preso una decisione: i tre filoni - il maxi processo principale, lo stralcio con il procedimento immediato, e quello che vede imputati Francesco Cracolici, Giuseppe Camillò e Francesco Barba - sono stati riuniti in un unico procedimento.
