‘Ndrangheta, omicidio Belsito: il movente “reale” e l’accordo tra i Bonavota e Mantella (VIDEO)

Sei misure cautelari in merito all’uccisione dell’uomo avvenuta nel 2004, nel Vibonese, davanti al figlio. Il motivo sarebbe da ricercare nelle intenzioni espansionistiche dei Bonavota di Sant’Onofrio

L’omicidio di Domenico Belsito, avvenuto nel 2004 a Pizzo Calabro, avrebbe avuto due moventi: uno “ufficiale” e un altro “reale”. Quello ufficiale va ricercato nell’ambito delle apparenti “regole” della ‘ndrangheta – che prova, senza riuscirci, ad apparire formata da persone d’onore – ovvero come una sorta di azione disciplinare per punire Belsito, colpevole di aver avuto una relazione extraconiugale con la parente di un sodale della cosca Bonavota. Si trattava, però, di un mero pretesto: il movente reale, infatti, era l’intenzione espansionistica degli stessi Bonavota: Belsito aveva infatti preso le distanze dalla famiglia di Sant’Onofrio e si era avvicinato a Domenico Di Leo, costituendo quindi uno degli elementi di ostacolo all’espansione del gruppo criminale. Ed è questa la chiave di lettura con cui comprendere e collegare non solo una serie di omicidi, ma l’accordo tra gli stessi Bonavota e la cosca vibonese dell’allora emergente Andrea Mantella, poi diventato collaboratore di giustizia.

Carabinieri “brillanti investigatori”. A illustrare l’operazione odierna, che ha fatto luce sull’omicidio Belsito e ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari (QUI i nomi), sono stati i Carabinieri di Vibo Valentia in una conferenza stampa che ha voluto il magistrato Nicola Gratteri “come segnale della sua attenzione per questo territorio”. Presente anche il procuratore di Catanzaro Vincenzo Capomolla che ha sottolineato il merito dei Carabinieri che sono stati “brillanti investigatori”.

I medici gli unici “responsabili”, finora. L’omicidio di Domenico Belsito è avvenuto nel 2004, quando gli assassini rubano un’auto – a cui danno poi fuoco a pochi chilometri di distanza – e arrivano a Pizzo, in via Nazionale, dove sparano una serie di colpi contro l’uomo appena sceso da una macchina dentro la quale, ad assistere alla morte del padre, c’è uno dei figli. La morte non avviene subito, in realtà, ma solo dopo qualche giorno di agonia, con i medici ripagati – nonostante i due interventi effettuati – con una denuncia di colpa medica dalla quale sono stati successivamente assolti. Prima dell’effettivo decesso, spiegano i carabinieri, gli autori “soffrono” del fatto di non essere riusciti a terminare il lavoro e per questo stavano valutando di accedere all’interno dell’ospedale per dare il “colpo di grazia”. Azione diventata poi, a causa della sopravvenuta morte, non più necessaria.

L’accordo tra consorterie criminali. Il fatto di sangue dev’essere inserito in un preciso accordo criminale tra la locale di San’Onofrio e il gruppo di Andrea Mantella, fondata “sull’omicidio di scambio”: questi ultimi “avevano chiesto di colpire e gambizzare Antonio Franzè perchè aveva diffamato Mantella in merito a una relazione sentimentale. La stessa famiglia Bonavota, a sua volta – spiega il capitano Alessandro Papuli, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo – chiese di eseguire l’omicidio di Belsito, perchè aveva una relazione extraconiugale con una parente di una sodale della cosca Bonavota”. Questo poi sancirà un’alleanza tra le due consorterie criminali che porterà agli omicidi di Raffaele Cracolici e di Domenico Di Leo.

Il ruolo degli arrestati. Domenico, Nicola e Pasquale Bonavota (che, con quattro gravi misure cautelari a cui si è sottratto finora, sta scalando la “classifica” dei latitanti più pericolosi) insieme ad Onofrio Barbieri e Francesco Salvatore Fortuna sarebbero – secondo gli investigatori – i mandanti dell’omicidio di Belsito. Gli esecutori materiali invece, sempre secondo le risultanze investigative, Salvatore Mantella (cugino di Andrea Mantella, poi diventato collaboratore di giustizia e la cui testimonianza è stata fondamentale per la ricostruzione dei fatti) e Francesco Scrugli, ormai deceduto. Per quanto riguarda, invece, il ferimento di Antonio Franzè, il mandante sarebbe stato quindi lo stesso Andrea Mantella, ma a compiere materialmente il fatto – dicono gli investigatori – Francesco Salvatore Fortuna e Francesco Scrugli.

Omicidio Belsito, ucciso per una relazione extraconiugale: sei arresti nel Vibonese (NOMI)