La Santelli getta acqua sul fuoco su Spirlì: “Io non capisco perchè non si possa dire “nero””

Intervenuta al programma radiofonico di Radio 1 “Un giorno da pecora”, la presidente della Regione ha difeso il suo vice: “E’ la persona più colta che conosco. Hanno forzato la mano con le sue dichiarazioni”

“Nino è la persona più colta che io conosco. È omosessuale dichiarato da trent’anni, ipercattolico e credo che abbiano forzato un po’ la mano con le sue dichiarazioni”.

Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, risponde così a chi gli chiede di destituire il suo “vice” e assessore alla Cultura, Nino Spirlì che intervenuto ad una convention della Lega a Catania, aveva utilizzato degli aggettivi forti come “negro” e “frocio”.

La governatrice, intervenuta alla trasmissione radiofonica di Radio Rai 1 “Un giorno da pecora” condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro ha difeso Spirlì ha difeso l’esponente sponsorizzato da Salvini che lo ha voluto in Giunta nel ruolo di vicepresidente della Regione. “Nino ha fatto generalmente riferimento alla dittatura del politically correct. Essendo un autore televisivo ed un artista, credo che abbiano forzato un po’ la mano con le sue dichiarazioni. Io non capisco – ha chiosato la presidente della Regione – perché non si possa dire “nero”. Credo che abbia utilizzato una frase ideomatico-linguistica calabrese. Nino è una delle persone più colte che io conosca e capita a volte che come artista sia sopra le righe”

La governatrice, durante la ormai molto nota trasmissione radiofonica ha risposto anche a questioni relative al Coronavirus. “Sono preoccupata perché sta per arrivare l’influenza stagionale, sono preoccupata per le scuole, dobbiamo prestare molta attenzione. Ho anticipato dieci giorni fa l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Cosa si può fare di più? Monitorare i territori”.

A proposito di influenza stagionale, la Santelli ha ribadito di aver “acquistato il doppio dei vaccini dell’anno scorso, dovrebbero arrivare a giorni. Lo distribuiremo alle fasce d’eta più delicate e per questo abbiamo consigliato di abbassare la soglia dai 65 ai 60 anni”