Caso Spirlì, la pezza è peggiore del buco: "Tra amici capita di dirsi 'ricchio', come stai?'"
"Devo chiedere scusa a qualcuno per le mie parole? Assolutamente no, dovrei riceverle io le scuse" perché "io sto solo dicendo che ci sono parole che vanno tutte quante tutelate, usarle è a discrezione delle persone, ma non si può vietare agli italiani di usare il dizionario, vale per 'ricchione' e tutti gli altri termini". A parlare all'agenzia di stampa AdnKronos è il vicepresidente e assessore alla cultura della Regione Calabria. Il riferimento è alle polemiche innescate dopo che ad un raduno della Lega a Catania ha parlato di "lobby frocia" dicendo, tra le altre cose, "dirò 'negro' fino all'ultimo dei miei giorni".
"È come non poter fare gli spaghetti alla puttanesca". "Se mi dicono 'ricchione' - prosegue con l'AdnKronos - non lo sento dispregiativo, se me lo dicono in maniera tranquilla, tra amici capita spesso, per gioco, di dirselo, 'ricchio', come stai?', magari tra eterosessuali, il problema non è la parola, ma l'intenzione, l'eventuale violenza". Non curandosi, dunque, dell'importanza che hanno nella mentalità comune e nell'educazione il linguaggio e l'uso di certi termini, prova a spiegare: "È come dire che gli spaghetti alla puttanesca non si possono fare, perché si offendono le prostitute".
"Sono parole offensive, punto". Metafora non troppo convincente, quella usata dal vice presidente leghista della Regione Calabria, che ha portato alla replica di Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center. "Sono offensive per la comunità Lgbt le parole che tanto difende il vicepresidente della Regione Calabria Nino Spirlì - dice Marrazzo all'Adnkronos -. Il fatto che sia omosessuale non gli dà alcun diritto di utilizzare termini come 'ricchione', 'frocio' nei confronti delle persone lesbiche e gay o 'negro' nei confronti di chi ha la pelle scura. Sono offensive, punto. Pertanto noi riteniamo che siano doverose le sue dimissioni".
La difesa della Santelli. A difendere un amico di vecchio corso anche il presidente della Regione, Jole Santelli, che nel corso della trasmissione su Radio Rai 1 “Un giorno da pecora” ha dichiarato: “Nino ha fatto generalmente riferimento alla dittatura del politically correct. Essendo un autore televisivo ed un artista, credo che abbiano forzato un po’ la mano con le sue dichiarazioni. Io non capisco perché non si possa dire 'nero'. Credo che abbia utilizzato una frase ideomatico-linguistica calabrese. Nino è una delle persone più colte che io conosca e capita a volte che come artista sia sopra le righe”.
