Scuole Vibo, riparte anche il Liceo Classico: “Il timore c’è ma siamo contenti” (VIDEO)

Il dirigente Raffaele Suppa costretto a fare il discorso inaugurale a distanza a causa della “zona rossa” di Stefanaconi: “La prima conquista di libertà è che oggi i ragazzi tornano a scuola”

Si parte. Oggi, 24 settembre, anche in Calabria le scuole riaprono le porte e i giovani vibonesi tornano a sedersi tra i banchi delle loro aule. Davanti ai cancelli del Liceo Classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia si avverte nell’aria la sensazione di un inizio inusuale, particolare, a tratti strano. Tra ingressi scaglionati, mascherine e distanziamento sociale è, in ogni caso, un avvio di anno scolastico che non si dimenticherà facilmente. I più giovani sono contenti di ricominciare in presenza anche se qualcuno avrebbe preferito, per maggiore sicurezza, continuare con la didattica a distanza. “È certamente più bello venire a scuola – ha dichiarato una studentessa – ma forse sarebbe stato meglio iniziare a distanza, anche solo aspettare i primi di ottobre per vedere come andavano i contagi”. A preoccupare, lo dicono espressamente, anche il focolaio di Stefanaconi, piccolo centro alle porte di Vibo ieri sera dichiarato “zona rossa”.

“Saremo vicini anche se a distanza”. I ragazzi sono comunque contenti e pronti a ricominciare. “È già difficile rivedere i propri compagni dopo un lungo periodo e non poterli abbracciare” sottolinea qualcuno, ma comunque “meglio in presenza per il semplice fatto che, anche se a distanza, potremo essere vicini”. Molta attenzione anche al rispetto delle norme anti Covid: “Dobbiamo imparare a rispettare le regole – afferma una docente – se le rispettiamo allora andrà tutto bene”. Gli studenti, in ogni caso, sono apparsi attenti e responsabili. “Noi ci stiamo mettendo la nostra responsabilità e la nostra buona volontà” ha affermato una giovane alunna. Ed è stato effettivamente così: i ragazzi sono entrati nell’istituto in modo ordinato, mantenendo le distanze e rispettando tutte le misure previste, dando il buon esempio agli adulti.

 

Il dirigente Suppa “costretto” a rimanere a casa. Nel frattempo il dirigente scolastico Raffaele Suppa è stato costretto a rimanere a casa – abitando a Stefanaconi, “zona rossa” fino a domenica 27 – e a fare il tradizionale discorso inaugurale a distanza. “Avrei voluto portare un messaggio di saluto in presenza – ha dichiarato il preside del “Morelli” – però ho rispettato le regole”. “Sarà un anno impegnativo, complicato per certi versi, ma dall’altra parte anche entusiasmante. Il primo dato positivo – ha aggiunto – è che i ragazzi sono accolti nella loro scuola in presenza. Abbiamo avuto per troppo tempo gli studenti distanti, non potevamo permetterci di lasciarli ancora lontani dagli ambienti scolastici: la scuola è vera scuola solo in presenza, perchè si recupera il valore della socialità e della relazione umana, che sono alla base del senso della vita”. E cosa ha detto agli studenti? “Ho detto loro che questo primo giorno è molto carico di significato, primo perchè si torna dopo un lungo periodo di assenza, e secondo perchè ci torniamo consapevoli che dobbiamo fare tutti la nostra parte”. Il rispetto delle regole, ha spiegato agli studenti, “non va inteso come una limitazione della libertà ma come un senso di responsabilità e di rispetto verso gli altri e verso i soggetti più fragili, perchè è vero che veniamo a scuola ma poi torniamo tutti a casa”.

 

“Mi sono commosso”. “I ragazzi sono stati straordinari, mi sono commosso – prosegue Suppa – dopo tanto tempo è stata veramente una grande emozione. La magia della classe che si ritrova, si racconta, con una narrazione nuova. Volevamo portarli tutti a scuola e ci siamo riusciti, grazie ai docenti straordinari e ai genitori molto attenti. La prima conquista di libertà è che oggi i ragazzi tornano a scuola, questa è la prima vera libertà”. Un pensiero, infine, è stato dedicato al giovane Willy, il 21enne ucciso brutalmente a Colleferro. “Ho ricordato agli studenti che la scuola è il luogo dell’accoglienza, dove costruiamo ponti, il posto dove imparare ad accogliere le differenze. Noi ci dobbiamo riconoscere anche nelle diversità dell’altro”. Un inizio emozionante terminato, su richiesta dello stesso dirigente, con un urlo di gioia. Perchè in fondo, come hanno dichiarato due studentesse ai nostri microfoni, “il timore c’è, ma siamo contenti”.