Traffico di droga e armi, decine di arresti tra Italia e Francia: il potere delle cosche reggine

I carabinieri del Ros di Genova supportati dalla Gendarmeria francese hanno fatto scattare l’operazione “ponente”. Tra le accuse anche il favoreggiamento di un latitante della ‘ndrangheta

Ben 46 persone coinvolte e sequestri che ammontano a quasi un milione di euro, esattamente a 900 mila euro; ma la cosa rilevante è la capacità delle cosche calabresi di operare in contesti non solo nazionali quant’anche europei. È quanto emerge, in sintesi, dall’operazione “Ponente Forever” che stamani è scattata contemporaneamente in Liguria, in particolare nella provincia di Imperia, e in Francia, tra Marsiglia e Parigi.

Sul fronte italiano i carabinieri del Ros – su ordine del Tribunale di Genova e su richiesta della Procura locale – hanno arrestato 14 persone, accuse di detenzione e traffico di armi e stupefacenti, per fabbricazione e possesso di documenti d’identità falsi e procurata inosservanza di pena, aggravate dalla modalità mafiosa per aver agevolato la latitanza di un affiliato alla ‘ndrangheta. Contestualmente è stato eseguito un sequestro beni per circa 300 mila euro. Sul lato francese, invece, gli uomini delle Gendarmerie Nationale hanno dato corso ad un altro provvedimento restrittivo a carico di altre 32 di persone accusate di banda armata, associazione finalizzata all’importazione ed esportazione di stupefacenti e armi, riciclaggio e rapina.

Le indagini sinergiche

Il risultato di oggi rappresenta l’esito di una attività investigativa condotta dapprima autonomamente dal Ros di Genova e poi, in sinergia con i colleghi d’oltralpe, nell’ambito di una apposita Squadra Investigativa Comune (una cosiddetta Sic) costituita con il coordinamento di Eurojust e con l’ausilio del Magistrato di collegamento francese, dalla Procura di Genova, dalla Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo e dal Jirs (Juridictions intérregionales spécialisées) di Marsiglia. Indagine che parte nel 2019 quando si sono evidenziate delle convergenze tra le investigazioni svolte in Italia e Francia e che hanno riguardato Carmelo Sgrò, soggetto considerato legato, anche da vincoli di parentela, alla cosca dei Gallico di Palmi (nel Reggino) ed un narcotrafficante francese in rapporti con la famiglia Magnoli di Gioia Tauro ma da anni in Costa Azzurra. Le investigazioni congiunte hanno portato a ritenere l’esistenza di una rete attiva tra Italia, Francia, Belgio e Olanda interessata alla provvista e distribuzione di armi e di ingenti quantitativi di droga di diversa tipologia.

Le indagini del Ros, avviate nel 2018, hanno permesso di documentare infatti diverse cessioni di cocaina, hashish e marijuana e di armi – anche da guerra, come i famigerati Skorpion e Kalashnikov AK 47 – che sarebbero avvenuti tra lo stesso Sgrò e l’indagato francese che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati rispettivamente a capo di reti che operavano in Liguria e Costa Azzurra e con propaggini in Belgio e Olanda. Nello stesso contesto sono finite in manette cinque persone interessate alla movimentazione delle droghe ma si sarebbero anche scoperti i canali di distribuzione dello stupefacente in Liguria. Infine, è stato anche individuato un gruppo di albanesi che avrebbe rifornito il presunto circuito criminale con ingenti quantitativi di cocaina.

Il supporto al latitante

In questo quadro, altri approfondimenti sul contesto familiare di Carmelo Sgrò fanno ritenere agli investigatori che questi avrebbe favorito la latitanza di Filippo Morgante, considerato un esponente di vertice della cosca dei Gallico, provvedendo ai suoi spostamenti, fornendogli documenti falsi, mettendo a disposizione immobili anche all’estero (in Francia) e sostenendolo economicamente. Sempre Sgrò, inoltre, risulterebbe essersi avvalso di esponenti della stessa cosca, legati alla famiglia di narcotrafficanti calabresi dei Magnoli, stanziata a Vallauris, per recuperare in Francia una partita di 11 kg di cocaina sottrattagli dagli indagati francesi e approvvigionati da un gruppo di albanesi. Le indagini svolte poi dalla Gendarmeria Francese, avviate dopo un grosso sequestro di hashish proveniente dalla Spagna, oltre a confermare i rilevanti interessi nel settore del narcotraffico, avrebbero permesso di raccogliere elementi di indagine sulla disponibilità da parte delle persone che risiedevano oltralpe di numerosi immobili che sarebbero stati usati per la lavorazione e lo stoccaggio della droga. Si sarebbero poi scoperte delle articolate operazioni di riciclaggio dei guadagni effettuate con l’acquisto di beni, immobili di lusso e attività commerciali in Francia. L’operazione di oggi è stata eseguita dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Imperia congiuntamente alla Gendarmerie Nationale di Marsiglia e Parigi. Gli inquirenti evidenziamo come l’attivazione della Squadra Investigativa Comune ha consentito una piena condivisione e utilizzabilità degli elementi di prova raccolti da Ros e Gendarmeria nelle rispettive giurisdizioni, confermandosi come uno dei più efficaci strumenti di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. Importante anche il ruolo svolto da Europol e dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (la Dcsa), grazie al quale è stato possibile approfondire, sviluppare e condividere con continuità le acquisizioni investigative tra Italia e Francia.