Sanita’ e neuropsichiatria infantile in Calabria. Servizio sottovalutato, ma essenziale

Bimbi e famiglie calabresi alla ricerca di assistenza a 360 ° per far fronte a bisogni, quotidiani e spesso anche gravi. Appello di Codacons e Articolo 32/97 alle istituzioni

Bimbi e famiglie calabresi alla ricerca di assistenza a 360 ° per far fronte a bisogni, quotidiani e spesso anche gravi, di Neuropsichiatria Infantile. Un invito ad impedire la migrazione sanitaria, un monito per assicurare la presa in carico effettiva e completa del paziente con problemi di neuropsichiatria infantile.

Ed ecco che il Codacons e Articolo 32/97 – spiega l’Avv. Claudio Cricenti – hanno ritenuto doveroso rivolgere un’analitica e improcrastinabile richiesta alla Regione Calabria, ma anche al Ministro della Salute ed a numerosissime Istituzioni, oltre che ai parlamentari eletti in regione.

Creare un tavolo tecnico permanente. Si palesa l’esigenza che venga creato un tavolo tecnico permanente affinchè in esso venga finalmente affrontata l’offerta regionale ed universitaria, oltre che territoriale del servizio di neuropsichiatria infantile. La realtà con cui associazioni come il Codacons devono purtroppo confrontarsi quotidianamente è quella di intere famiglie devastate sia da diagnosi spesso tristissime per i propri figli, sia dall’impossibilità di trovare in Calabria strutture efficienti, coordinate e altamente specializzate che consentano di seguire il paziente neonato o di età pediatrica, con patologie neuropsichiatriche.
L’esperienza dimostra che vi è un rilevante numero di pazienti pediatrici e, spesso, del reparto di neonatologia con patologie tali da richiedere i servizi multidisciplinari della NPI e che se da un lato riscontrano l’esistenza di figure mediche altamente professionali, dall’altro si scontrano con un apparato strutturale che, il più delle volte, impedisce la presa in carico effettiva e totale dei pazienti in quanto, purtroppo il personale Medico specialistico si trova a lavorare in condizioni spesso non ottimali dal numero di sostituti, dal personale tecnico disposto a garantire più turni, dagli strumenti medici necessari sia per diagnosi che controlli o monitoraggi.

La famiglia spesso si trova isolata nel gestire il proprio figlio. L’ambito di intervento della Neuropsichiatria Infantile si deve configurare come multi-professionale e pluriistituzionale in quanto, accanto ad una presa in carico diretta del paziente e della sua famiglia, deve essere prevista una sinergia con altre Istituzioni quali la Scuola, gli Enti Gestori delle funzioni Socio Assistenziali, il Tribunale per i Minorenni, le Associazioni delle Famiglie con patologie di merito.
La famiglia che, purtroppo, si trova a fronteggiare una patologia neuropsichiatrica infantile, spesso si trova del tutto isolata e non supportata da una struttura capace di seguire realmente il proprio figlio, sia in fase di diagnosi e cura, sia durante il percorso terapeutico-riabilitativo e di integrazione scolastica. Si tratta di una fascia considerevole di cittadini calabresi i quali, per trovare una via o un percorso assistenziale idoneo, sono costretti alla migrazione sanitaria. Ed ecco che con questa azione si mettono in risalto sia le eccellenze della sanità Calabrese, ma al tempo spesso problematiche organizzative e gestionali, che di fatto sembrano esser tali da incidere sull’effettività stessa dei servizi resi da professionisti che dimostrano quotidianamente professionalità, preparazione e capacità di adattamento, ma al tempo stesso devono far fronte con un sistema politico e gestionale che ad oggi non vuole valorizzare questo settore.
Per tali motivi Codacons e Articolo 32/97 – spiega l’Avv. Claudio Cricenti – ritengono che non ci debbano essere più né rallentamenti né ostacoli, e chiedono che vengano resi pubblici gli atti dei concorsi, avvisi di selezione, procedure di mobilità e di ogni altro documento idoneo a far comprendere in che modo l’offerta sanitaria calabrese intenda assicurare la reale copertura del fabbisogno.

Ma soprattutto, le due associazioni interrogano gli enti preposti affinchè si possa realmente comprendere quale sia l’effettiva domanda di assistenza da parte di famiglie con bimbi con problematiche neuropsichiatriche. Con questa azione si è chiesto ad ognuna delle istituzioni (Regione e Asp in prima battuta – con preghiera all’Ecc.mo Ministro della Salute, ovvero ad ogni altro soggetto che vorrà farsi parte più diligente, di farsi promotore dell’iniziativa ove ciò si rendesse necessario) – di istituire un TAVOLO TECNICO PERMANENTE per la realizzazione di un reparto universitario, regionale e multidisciplinare di NPI che possa costituire un punto di riferimento qualificato sia per gli utenti/pazienti che per il personale medico di base (il pediatra), nonché per le strutture territoriali, combattendo i fenomeni della migrazione sanitaria e dei servizi assistenziali resi da soggetti privati (a volte pure in nero) sprovvisti di strutture e supporti multidisciplinari con pregiudizio sia economico che proprio di tutela della salute per i piccoli pazienti; e ciò anche al fine di assicurare all’utenza tutti quei servizi di cura, riabilitazione ed assistenza (ad es. per utenti affetto da adhd-dsa, disturbi dello spettro autistico, cefalea, epilessia, psichiatria dell’eta’ evolutiva, follow-up neonato a rischio etc…) che spesso oggi sono offerti da soggetti privati purtroppo senza una supporto multidisciplinare con costi e pregiudizi per i piccoli pazienti e le famiglie; parimenti si chiede di nominare e/o formare, all’interno del richiesto tavolo tecnico, una commissione che abbia il compito di delineare alcune linee di indirizzo clinico-organizzative di riferimento per operatori, gestori/organizzatori di servizi, decisori, familiari e utenti, che consentano una più appropriata gestione tanto delle problematiche in sé quanto della loro trattazione all’interno dei presidi ospedalieri, tanto in regime di ricovero, quanto ambulatoriale.

Ed allora, poiché – e lo si ribadisce – l’emergenza psichiatrica infantile oltre a costituire un’elevatissima condizione riguardante moltissimi cittadini calabresi, determina alterazioni patologiche della salute fisica che incidono in maniera grave e pregiudizievole anche su aspetti comportamentali, sulle relazioni sociali, sui contesti familiari e scolastici ed è tale da richiedere un intervento immediato in strutture competenti ed inserite in un contesto capace di gestire l’intera e complessa problematica in maniera autosufficiente.