L’INTERVENTO | Vibo Marina, decisione del Ctr: bisogna chiudere la spiaggia?

L’imprenditore Francesco Cascasi: “L’assessore Scalamogna dovrà spiegare come intende garantire la compatibilità tra lo stabilimento della Meridionale Petroli e la vocazione turistica della città”

Penso sia importante che i lettori siano informati del fatto che il Comitato tecnico regionale (Ctr), nella seduta del 5 agosto, non ha approvato il documento di valutazione dei rischi della Meridionale Petroli s.r.l. deludendo di fatto gli auspici dell’Amministrazione comunale di Vibo Valentia che pensava ad un contenimento del rischio all’interno del deposito costiero: circostanza questa che non si è verificata bensì il Ctr. ha manutenuto ferme le conclusioni del 18 giugno 2019.

Forse l’assessore Scalamogna avrebbe dovuto essere meno precipitoso nel predisporre la replica alle mie considerazioni sugli effetti devastanti che l’approvazione del Piano strutturale comunale (Psc) avrebbe determinato per lo sviluppo di Vibo Marina ed attendere quanto meno l’esito di questa valutazione del Ctr.

Adesso davvero dovrà spiegare come intende garantire la compatibilità tra il mantenimento dello stabilimento della Meridionale Petroli con la vocazione turistica di Vibo Marina. Ma soprattutto dovrà spiegare cosa intende fare nell’immediato visto che, avendo legittimato con l’approvazione del Psc il divieto di tutte le attività ad elevato affollamento o ricettività poste all’interno della curve di rischio previste dal Piano di emergenza esterno, dovrà agire di conseguenza.

Ed è inutile il tentativo di diluire la sua responsabilità politica in merito all’approvazione del Psc richiamando la delibera di giunta del 6 marzo 2020 oppure, attraverso un artificio retorico quale quello del riconoscimento per il lavoro altrui, di fatto ribadendo che l’amministrazione Limardo si è limitata a compiere l’atto finale di approvazione su contenuti programmatici decisi a suo tempo da altri.

Dalla cronistoria degli atti, però, la situazione mi sembra ben diversa.

Nell’anno 2014 e, successivamente, nell’anno 2017 il Consiglio comunale aveva adottato degli strumenti urbanistici che non imponevano vincoli su via A. Vespucci. Nel Piano Spiaggia – unico atto capace di disciplinare l’uso del demanio marittimo – era previsto, tra gli altri, la “regolarizzazione e ampliamento di aree già date in concessione”. Oggi tale finalità non è più perseguibile, perché i vincoli imposti da questa amministrazione su via A. Vespucci, a causa del rischio proveniente dal deposito costiero, impediscono questo sviluppo dell’area. E ciò in totale violazione con quanto prevede la legge (articolo 22 del D.lgs. 105/2015) secondo cui i Comuni, in fase di approvazione del Piano Strutturale, devono “adottare, per gli stabilimenti preesistenti, misure tecniche complementari per non accrescere i rischi per la salute umana e l’ambiente”. Misure che in realtà non sono state adottate o, forse, meglio sono state adottate esattamente al contrario: perché si è deciso- senza un adeguato bilanciamento di interessi – di incidere sul territorio circostante ad uso pubblico invece di imporre al privato la riduzione del rischio che, a distanza di un anno dalle famose ordinanze dell’estate 2019, non è stato ancora capace di contenerlo dentro le mura, per come ha certificato il Ctr nella seduta del 5 agosto 2020.

È evidente che la replica dell’assessore non è altro che il tentativo di attenuare le critiche e i dubbi che si stanno levando nella sua stessa maggioranza dopo l’approvazione del Piano visto che soltanto adesso si comincia a prendere atto del gravissimo nocumento che l’approvazione del Psc comporta per il futuro di Vibo Marina.

Dubbi e perplessità che adesso diventano assi più pesanti dopo che le rassicurazioni sull’esito della valutazione del Ctr sono venute meno e dopo che si dovrà gestire la presenza soffocante dello stabilimento della Meridionale Petroli la cui ombra impedirà di progettare qualunque investimento economico nell’area portuale.

Questo avrebbe dovuto spiegare l’assessore nelle sua replica o quanto meno informare i cittadini sul perché si è deciso di procedere all’approvazione del Piano Strutturale nonostante non fosse ancora terminato l’iter di modifica del Piano di Emergenza Esterno. Senza dimenticare che le curve di rischio esistenti presentano una inaffidabilità genetica visto che sono state adottate, al di fuori dei casi previsti dalla legge, secondo il metodo speditivo.

Il Dpcm del 25 febbraio 2005 prevede, infatti, che è possibile ricorrere al metodo speditivo solo in via residuale, dato che “il Pee è predisposto sulla base delle informazioni fornite dal gestore dello stabilimento e/o di quelle contenute nel Rapporto di Sicurezza (RdS) validato dal Ctr al fine di mitigare e ridurre i danni conseguenti ad una emergenza chimica. Soltanto in assenza di tali dati si ricorre all’utilizzo del presente Metodo Speditivo”.

Caro assessore mi auguro che, allorquando ha deciso di non modificare, come richiesto da più parti, l’articolo 27 che vieta ogni attività all’interno del perimetro delle curve di rischio, abbia spiegato ai suoi colleghi di giunta e ai consiglieri che dette curve non presentano alcuna affidabilità tecnica o scientifica ma sono state calcolate a spanne.

Adesso si ritrova con un iter ancora sottoposto alla valutazione del Ctr, con la proprietà dello stabilimento che non riesce ad adempiere da oltre un anno alle prescrizioni che le sono state imposte ma che ormai gode della sicurezza di poter mantenere lo stabilimento dato che la situazione è stata definitivamente cristallizzata con l’approvazione del Psc.

E ancora per quanto l’assessore Scalamogna tenti di allontanare da se la paternità del Piano strutturale rimane il dato ineliminabile che la previsione della inutilizzabilità delle aree sottoposte alle curve di rischio della Meridionale Petroli è stata esclusivamente opera sua e soltanto sua è la responsabilità di aver voluto porre tale delimitazione nella vana speranza che vi sarebbe stata una modifica Psc in modo da riportare le curve di danno all’interno dello stabilimento, sperando cosi di non dover prendere radicali provvedimento laddove questo non fosse successo.

L’assessore Scalamogna non solo dovrà spiegare ai cittadini che questa amministrazione ha definitivamente archiviato la possibilità di fare di via Vespucci il centro dello sviluppo turistico di Vibo Marina ma avendo fatto affidamento su una favorevole decisione del Ctr non rimane altra via del trarre le conclusioni politiche rassegnando le dimissioni a meno che non voglia trascinare con se l’intera amministrazione comunale e restituire ai cittadini il diritto di scegliere amministratori della cosa pubblica più coraggiosi.

Non credo che vi sia altra conclusione per questa vicenda condotta male e finita peggio: il Ctr nella seduta del 5 agosto conclude ricordando che “l’analisi condotta dal gestore non consente di validare le ipotesi e le conclusioni a cui lo stesso è addivenuto consistenti nel ritenere che le curve di danno.sono tutte interne al deposito”, e che nelle more continua ad applicarsi quanto previsto dal Ctr nella seduta del 18 giugno 2019. Seduta nella quale si è preso atto di quanto concluso dal gruppo di lavoro del 7 maggio 2019 nel quale si afferma testualmente che la compatibilità dell’impianto sarà possibile attuando una delle due prescrizioni: 1) vietare l’uso della spiaggia nelle aree contigue alla Meridionale Petroli 2) prescrivere alla Meridionale Petroli di elaborare ulteriori misure protettive e/organizzative al fine di contenere le curve di danno all’interno dello stabilimento.

Credo proprio che non occorra aggiungere altro.

*imprenditore