Duplice omicidio Falcone-Iannoccari nel Catanzarese, i presunti killer a giudizio

Il processo nei confronti di Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri, inizierà il 22 settembre davanti ai giudici della Corte di assise di Catanzaro

A giudizio. Il gup del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà ha mandato a processo Salvatore Abbruzzo, 43 anni (difeso dall’avvocato Salvatore Staiano) e Francesco Gualtieri, (codifeso dai legali Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco) 40 anni per duplice omicidio di Massimiliano Falcone e Davide Iannoccari avvenuto il 20 novembre 2006  a Taverna, nel Catanzarese. Il processo nei loro confronti  inizierà il 22 settembre davanti ai giudici della Corte di assise. Un delitto efferato, i killer dopo aver freddato a colpi di arma da fuoco i due uomini, spostarono i corpi nelle campagne di Sorbo San Basile, con l’intento di darli alle fiamme, per far sparire ogni traccia. Il movente del fatto di sangue sarebbe da ricondurre alla faida tra esponenti di gruppi ‘ndranghetisti attivi nella frazione di Roccelletta di Borgia e aree vicine, facenti capo al gruppo Catarisano, contrapposti a quello dei Cossari-Falcone e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno consentito di trovare riscontri su questa guerra di mafia.

Le dichiarazioni di Moscato… Durante l’interrogatorio reso il 3 luglio 2015, il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato riferisce ai magistrati dell’esistenza della cosca Catarisano indicando in Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri due pericolosi “azionisti”, informazioni, a detta del pentito, apprese in carcere direttamente da Giuseppe Cosco e Roberto Valeo. Quest’ultimo, in particolare, gli avrebbe raccontato della presenza nel suo gruppo criminale di tale Salvatore, indicato come la persona a capo del gruppo: “il responsabile di tutto è un certo Salvatore , quello là lo definisce il capo lui”. Parlando degli altri componenti il gruppo, Valeo menziona Giuseppe Cosco e tale Francesco ed è sempre Valeo a riferire al pentito, la caratura criminale di Abbruzzo e Gualtieri, considerati “azionisti” in seno alla cosca di appartenenza, particolarmente temuti per la loro inclinazione a compiere efferate azioni sanguinarie. Moscato riferisce, inoltre, come Cosco gli aveva comunicato  che nel loro gruppo vi era una persona che aveva subito un attentato mentre accompagnava la figlia a scuola, con chiaro riferimento al tentato omicidio di Leonardo Catarisano avvenuto il 23 maggio 2008.

E quelle di Gennaro Pulice. Ad arricchire il quadro indiziario le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia  Gennaro Pulice, esponente della consorteria di ‘ndrangheta Iannazzo- Daponte-Cannizzaro di Lamezia terme, che ha riferito ai pm l’esistenza di un’organizzazione criminale di stampo mafioso composta da Leonardo Catarisano, Salvatore Abbruzzo, Francesco Gualtieri e Leonardo Catarisano, quest’ultimo indicato come titolare di una rivendita edile di fronte ad un noto ristorante. Il 16 luglio 2015, Pulice, in seguito ad un interrogatorio, si è autoaccusato dell’omicidio di Rosario Passafaro indicando il mandante in Salvatore Cossari. Nei giorni successiva all’omicidio, Pulice racconta che nel corso di un incontro con Salvatore Cossari, lo stesso, oltre ad esternare i propositi omicidiari nei confronti del fratello Rosario, Giulio Cesare Passafaro, avrebbe esternato le sue preoccupazioni su Abbruzzo e Gualtieri, che a dire di Salvatore Cossari,  erano uomini di Rosario Passafaro, capaci di compiere omicidi. Sulle potenzialità criminali di Abbruzzo e Gualtieri, Pulice trova riscontro nel fatto che Giovanni Trapasso gli aveva riferito che Abbruzzo e Gualtieri si erano resi responsabili dell’omicidio di un noto imprenditore del Soveratese tale Longo, nonché del duplice omicidio di Falcone e Iannoccari. Il collaboratore aggiunge che Abbruzzo e Gualtieri dopo la morte di Salvatore Cossari e prima ancora dei fratelli Passafaro avessero preso il controllo del territorio ricadente nel comune di Borgia e nei paesi limitrofi, di aver conosciuto Salvatore Cossari tramite il nipote Giuseppe Cossari, con cui aveva trascorso un periodo di detenzione nella casa circondariale di Siano. Nelle sue dichiarazioni Gennaro Pulice opera una  distinzione tra i due cugini Giuseppe Cossari, 47 anni e Giuseppe Cossari 45 anni, figli di due fratelli Antonio e Domenico, riferendo che a Roccelletta di Borgia vi era un gruppo criminale formato da Abbruzzo, Gualtieri e il titolare della rivendita di materiale edile di fronte un noto ristorante. I discorsi intrattenuti con Giuseppe Cossari, 47 anni, vertevano oltre che sul tentato omicidio di Oliva, anche su Falcone con cui, a dire di Cossari, erano molto amici, così come emerge dall’indagine Falcos. I due insieme a Rosario Passafaro e Giulio Cesare Passafaro, secondo le dichiarazioni di Pulice, erano i promotori e gli organizzatori dell’associazione di tipo mafioso gravitante nel comune di Borgia e di Roccelletta. Riferisce, inoltre, che l’omicidio di Falcone era da imputare ad Abbruzzo e Gualtieri. Una circostanza che Pulice apprende nei vari colloqui con Giovanni Trapasso focalizzati principalmente sui lavori in corso a Germaneto e riguardanti l’eolico, “mi fece comunque intendere (Giovanni ndr), ma più che intendere quasi palesemente dire, che anche Falcone era stato ucciso da questi ragazzi. Cioè a mettere mano sul territorio di Roccelletta erano gli Abbruzzo e Gualtieri che avrebbero comunque ucciso Salvatore Cossari, Falcone e avrebbero attentato alla vita di altri Cossari, credo di Giuseppe il boscaiolo o il macellaio”.

Le dichiarazioni del pentito Mirarchi. Non è una novità che il pentito Santino Mirarchi abbia più volte fatto riferimento, nel corso di diversi interrogatori, alle consorterie criminali operanti a Roccelletta di Borgia e a Vallefiorita, avendo avuto modo di conoscere parecchie persone che nel tempo si sono avvicendate quali referenti della criminalità attiva in questi territori. Un collaboratore di giustizia ritenuto credibile dagli inquirenti, perché intraneo alla cosca Arena e comunque in rapporti strettissimi e trasversali con varie altre cosche della criminalità organizzata. Anche lui, come il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, apprende da una duplice fonte che gli omicidi di Falcone e Iannoccari sono stati commessi dal duo Gualtieri- Abbruzzo. In particolare il duplice delitto gli fu riferito in un’occasione da Eros Cavigliano e  Vittorio Scadelli, in un’altra da Santino Gigliotti, il quale gli ha confidato di aver appreso direttamente da Nando Catarisano, in una circostanza in cui erano presenti anche Giuseppe Arena e Franco Gentile, che a compiere l’omicidio sarebbero stati proprio Abbruzzo e Gualtieri. L’elemento di novità che si evince dall’ordinanza, con cui il gip ha disposto, su richiesta della Dda la misura cautelare in carcere nei confronti di Gaultieri e Abbruzo, per il duplice omicidio Falcone-Iannoccari, è che lui conosceva bene Massimiliano Falcone per averlo aiutato durante la latitanza. Fu presente ad una riunione cui parteciparono, oltre alle due vittime, Giuseppe Fraietta, Eros Caviglianno, Giuseppe Babbino e gli indagati Abbruzzo e Gualtieri, nel corso della quale si discusse in particolare della richiesta degli ultimi due di fare ingresso nel gruppo Falcone, mettendosi al suo servizio. Poi partecipò ad ulteriori più ristretti incontri con Falcone e Babbino, nel corso dei quali quest’ultimo mise in guardia il primo invitandolo a diffidare di Abbruzzo e Gualtieri.

La guerra per il dominio del territorio Germaneto- San Floro.  Mirarchi dichiara agli inquirenti, che nel febbraio del 2016, durante un litigio avuto con Domenico Falcone, quest’ultimo gli riferisce l’intenzione di intraprendere una guerra contro il gruppo di Roccelletta di Borgia per vendicare l’omicidio del fratello Massimiliano, con l’appoggio della cosca di Vallefiorita. Alla proposta di Domenico Falcone, il collaboratore di giustizia si dissocia, per timore delle reazioni omicidiarie degli esponenti del gruppo Catarisano, ritenuti pericolosi azionisti. Ma il vero movente non era la vendetta, “la vera ragione della guerra era  il controllo delle attività criminali, in particolare delle estorsioni sul territorio”, soprattutto quelle relative alle pale eoliche.  “In particolare Mimmo Falcone voleva spingermi con Nico Giofrè, in accordo con Luciano Babbino e il gruppo di Vallefiorita  a fare guerra al gruppo di Roccelletta per escluderli dalle estorsioni più importanti sul territorio, specialmente nella zona di Germaneto- San Floro. Io anche se volevo aiutarli ritenevo che non avremmo potuto sostenere la guerra con quelli di Roccelletta di Borgia perché questi ultimi sono tutti azionisti e quindi avrebbero reagito immediatamente tanto che sarebbe stato necessario sopprimerli tutti contemporaneamente  per non rischiare di subire la reazione dei superstiti”. Mirarchi riferisce agli inquirenti di non volere problemi con i suoi canali di approvvigionamento, provenienti dalla provincia di Reggio Calabria e che dovevano passare da Roccelletta. Una guerra che avrebbe bloccato questo traffico “ed io avrei potuto subire non solo le conseguenze economiche, ma anche nei miei rapporti con i fornitori reggini che avrebbero visto il territorio sconvolto e quindi il loro traffico bloccato senza che ne fossero stati informati”. Il pentito delinea una mappa del gruppo delinquenziale nella frazione di Roccelletta di Borgia, dopo la morte di Massimiliano Falcone, raccontando che era  capeggiato da Giuseppe Cossari, 47 anni e vi facevano parte gli omonimi cugini Giuseppe Cossari, 45 anni,  (figlio di Domenico) e  Giuseppe Cossari, 32 anni (figlio di Salvatore), nonché Giuseppe Fraietta, cognato dello stesso collaboratore di giustizia, dichiarando, inoltre, che con la morte di Massimiliano Falcone, il predetto gruppo delinquienziale entrava in contrasto con i Catarisano, di cui facevano parte tra gli altri Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri.