Germinazione di semi autofiorenti: cosa fare e cosa no

La germinazione è probabilmente il momento più delicato della coltivazione di una pianta. Un po’ come l’infanzia per i bambini, infatti, durante la germinazione le giovani piante sono maggiormente esposti a rischi e pericoli esterni.

Acquistare semi autofiorenti di cannabis non è sufficiente a garantire il corretto sviluppo della pianta: le tecniche necessarie a far germinare correttamente la cannabis sono tante e le sole che garantiranno un’ottima percentuale di piantine per semi.

Ecco perché bisognerà conoscere le tre cose da fare e i tre errori più comuni da evitare per far germinare correttamente i propri semi di cannabis autofiorenti.

Portare a germinazione: i 3 consigli più utili

Solitamente si legge che le piante di cannabis richiedono poche cure e che sono molto resistenti ad una molteplicità di fattori esterni. Si tratta di grandi verità, ma questo non significa che si può procedere ad una semina a spaglio, come si fa per il grano.

Per ottimizzare il raccolto di canapa, infatti, vi sono precise misure da rispettare: misura della distanza tra un seme e l’altro, della profondità di semina, etc.

Il consiglio più utile che si può dare a tal proposito è di ricorrere:

  • Inseminazione meccanica, tramite una seminatrice di precisione;

  • Germinazione su un substrato, in modo da controllare il processo;

La prima soluzione risulta essere decisamente la più indicata per quanto riguarda grossi appezzamenti di terreno e vi è poco da dire al riguardo. La seminatrice è tarata esattamente per compiere quest’operazione.

Ecco, invece, i tre consigli per la germinazione su un substrato:

1 – Non piantare il seme troppo a fondo

Sia che si tratti di terriccio, di torba o altro, la profondità ideale alla quale seppellire il seme è di 0,5 cm. Ricordarsi sempre di seppellirlo con la punta all’insù: da essa, infatti, spunta la radice che, dopo una curva di 180°, andrà ad affondare più in profondità;

2 – Non bagnare troppo il substrato

Il seme ha bisogno di un substrato umido ma non inzuppato d’acqua. L’innaffiatura deve essere fatta prima e dopo aver piantato il seme, ma deve essere sempre leggera.

Se ci si rende conto che terriccio o torba sono troppo bagnati, allora bisognerà facilitare il drenaggio (senza MAI esagerare), finché non si otterrà il grado di umidità ottimale.

3 – Controllare la temperatura

Si tratta di un processo fondamentale nei primi giorni di vita del germoglio. La cannabis è una pianta che cresce solitamente nelle zone temperate, per cui la temperatura deve essere compresa tra un minimo di 20°C e 30°C.

Specialmente se la germogliazione viene effettuata in serra, il controllo della temperatura è importantissimo.

Portare a germinazione: i 3 errori da evitare

Un metodo efficace per permettere il corretto sviluppo dei propri semi di cannabis autofiorenti è quello di conoscere in anticipo quali sono gli errori più comuni. Del resto, se si sa cosa si può sbagliare, si può facilmente evitarlo.

Di seguito, i tre errori più comuni da evitare per assicurarsi una corretta germinazione:

1 – Lasciare asciugare la germinazione

Non bisogna mai lasciare che il substrato nel quale sono stati piantati i semi si asciughi del tutto. Esso deve essere costantemente mantenuto umido.

Non bisogna inondarlo di acqua, altrimenti si porta il seme o il germoglio a marcire. Se al tatto esso risulta essere quasi asciutto, allora si può procedere ad una delicata e misurata innaffiatura.

Se ci si fa aiutare da uno spruzzino, tanto meglio!

2 – Impiegare qualsiasi substrato

Si tratta di un errore comune, specialmente tra i neofiti. Far germogliare qualsiasi pianta in un substrato generico (una manciata di terriccio del proprio giardino, ad esempio), infatti, non comporta ottime probabilità di sopravvivenza della pianta in questione.

Bisogna accertarsi che il substrato sia sterile, ovvero non contaminato da spore, altri semi, radici o parassiti. Questi potrebbero andare ad interferire con il corretto sviluppo del germoglio e compromettere la crescita della piantina.

Solitamente i kit appositi per far germogliare i semi autofiorenti di cannabis sono di torba sterilizzata, ma anche qualsiasi terriccio può risultare indicato. La cosa importante è che sia sterile!

3 – Concimare aggressivamente il substrato

Un errore comune, questo, tra gli amatori della coltivazione. Si tende quasi sempre a concimare aggressivamente il terreno o il substrato prima di procedere alla semina.

In generale i semi non hanno necessità di un terreno di crescita troppo concimato in quanto contengono in sé tutti i nutrimenti necessari alle prime fasi di vita del germoglio.

Al massimo, se lo si desidera, possono essere acquistati appositi nutrienti in pasticche, da far sciogliere nell’acqua con cui si va ad innaffiare poi il germoglio. Si tratta di nutrienti che non vanno a danneggiare la piantina e che arricchiscono il substrato dei nutrienti necessari al corretto sviluppo iniziale.

Andando ad alterare la composizione del terreno, qualsiasi altro tipo di prodotto è sconsigliato!

Comprare semi autofiorenti

Ovviamente, l’ultimo e più importante consiglio è quello di comprare semi autofiorenti da store certificati, come può esserlo SensorySeeds o come lo sono altri.

Trattandosi di una tipologia particolare di semi, infatti, è necessario avere la certezza che ciò che si sta piantando è esattamente il tipo di cannabis che si intende crescere.