“Fino al 2009, a Roccelletta di Borgia, nel Catanzarese, non esisteva un locale di ‘ndrangheta e il gruppo criminale operava sotto l’egida della famiglia di Filadelfia, capeggiata da Rocco Anello, con cui le figure di spicco di Roccelletta avevano buoni rapporti fin da epoca risalente nel tempo”. Il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi sottoposto ad interrogatorio l’8 giugno 2018 nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Imponimento”, dopo aver riferito  di essere entrato a far parte della criminalità organizzata di Roccelletta di Borgia da giovanissimo tra il 2000 e il 2001, racconta che una quota-parte, pari a 50mila euro, dell’estorsione ricavata tra il 2000 ed il 2005 dal suo gruppo criminale per i lavori sulla Statale 106, effettuati dall’impresa Astaldi nel tratto stradale ricadente nel territorio di Borgia, era stata convogliata dal boss Anello.

L'estorsione sui lavori della 106. Ha aggiunto di aver personalmente partecipato ad uno degli incontri avvenuti tra gli esponenti del suo sodalizio e  Rocco Anello: “ Preciso di aver conosciuto personalmente e visto Rocco Anello forse in un paio di occasioni e in una di queste io accompagnavo Massimo Falcone da Anello per una questione specifica. Questo avveniva in un arco temporale che può andare dal 2000 al 2005 in un momento in cui Falcone era sottoposto alla sorveglianza speciale. All’epoca il mio gruppo partecipava all’estorsione relativa ai lavori sulla statale 106 all’altezza di Borgia e, in virtù dei rapporti che ho descritto, una parte dei proventi di questa estorsione e precisamente la somma 50mila euro, spettava a Rocco Anello. Di queste questioni andammo a parlare a Filadelfia e di questo ho sentito direttamente parlare nell’incontro tra Falcone  e Anello. [...] Devo precisare che per quanto attiene ai lavori di ammodernamento della 106, l’estorsione poi fu conclusa da Caterisano il quale ebbe circa 300mila euro e ne consegnò 50mila a Rocco Anello. Ho appreso queste circostanze dopo la morte di Falcone direttamente da Nando Caterisano. Ribadisco che l’estorsione era stata inizialmente gestita da Falcone e dopo la sua morte il danaro è stato ricevuto da Caterisano che, ribadisco ancora, ha consegnato 50mila euro a Rocco Anello. L’estorsione venne consumata in danno dell’impresa Astaldi”.

L'interesse del boss sugli appalti boschivi.  Il pentito ha raccontato di essere venuto a conoscenza che Salvatore Cossari, avendo ottenuto l’appalto per installare le antenne per la trasmissione del segnale di telefonia mobile nelle montagne ricadenti nei comuni di Borgia, Filadelfia e Vallefiorita , aveva dovuto ottenere il benestare per l’avvio dei lavori da Rocco Anello, il quale per questo era poi stato ricompensato e che il boss nutriva interesse per il settore boschivo, circostanza che al collaboratore era stata confermata da Luciano Babbino (della cosca “Bruno” di Vallefiorita). “Nel periodo ricompreso tra il 2000 e 2006, ho saputo che Rocco Anello insieme al padre di Giuseppe Cossari era interessato a controllare gli appalti boschivi ricadenti nel comune di Roccelletta e Filadelfia. Ricordo di un imprenditore vicino agli Anello al quale, tramite la compiacenza degli addetti agli uffici comunali, veniva indicata con precisione l’offerta da fare. Ricordo il nome di battesimo dell’imprenditore boschivo favorito che è Salvatore, che si occupa anche della produzione di carbone di legna. Secondo quanto mi ha riferito Luciano Babbino questo rapporto con Rocco Anello in relazione al controllo boschivo si è protratto fino a tutto il 2016. Il Salvatore di cui ho detto è di Serra San Bruno”. Poi fa il nome di Giovanni Passafaro, definito un uomo degli Anello, che a partire dall’anno 2004, grazie all’intervento del boss aveva ricevuto l’affidamento in subappalto di diversi lavori sulla Statale 106 piuttosto che sulla autostrada A3, (oggi autostrada del Mediterraneo ndr)”.

Il subappalto del movimento terra sul padiglione universitario. Mirarchi  ha poi aggiunto che, sempre tramite Rocco Anello, Passafaro tra il 2005 ed il 2006 aveva ricevuto l’affidamento in subappalto dei lavori di movimento terra svolti per la realizzazione del padiglione universitario alle spalle del Policlinico di Germaneto: “Dal 2004 in poi Giovanni Passafaro ebbe tramite Rocco Anello una serie di lavori in subappalto per il movimento terra in relazione all’ammodernamento della 106. La ditta appaltatrice era quella di Giacomino Gigliotti che diede il subappalto del movimento terra a Giovanni Passafaro su imposizione di Rocco Anello. Passafaro è un uomo di Rocco Anello con cui spartiva gli utili dei subappalti. In epoca più recente, sempre tramite Rocco Anello, Giovanni Passafaro ha acquisito gli appalti di movimento terra sulla A3, non ricordo con precisione in quale tratto. In questo caso l’impresa appaltatrice era quella di don Antonio Lucia di Vena di Maida che conferì a Passafaro il subappalto anche lui per imposizione di Rocco Anello. Ricordo solo ora che all’incirca nel 2005/2006, don Antonio Lucia che aveva in appalto la costruzione del padiglione universitario alle spalle del Policlinico a Germaneto dovette dare sempre a Passafaro e sempre per imposizione di Rocco Anello il subappalto concernente il movimento terra”.