Il clan Anello, il business dei falsi incidenti sul lavoro e l’infermiere corrotto

Nelle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Imponimento” il sistema collaudato dei falsi incidenti sul lavoro finalizzati a riscuotere gli indennizzi dall’Inail

Un sistema collaudato di truffe all’Inail, con la denuncia di falsi incidenti sul lavoro finalizzati a riscuotere gli indennizzi dall’Istituto previdenziale ed assicurativo, anche attraverso assunzioni fasulle. Emergono ulteriori dettagli dalla carte dell’inchiesta “Imponimento” messa a segno dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri contro il locale di ‘ndrangheta Anello- Fruci, che ha portato ieri mattina ad un decreto di fermo nei confronti di 74 persone.

“Il collettore della cosca e l’infermiere corrotto”. Al centro del sistema Nazzareno Bellissimo, partecipe della cosca, colui che fungeva da collettore, promotore di richieste risarcitorie presentate a fronte di denunce di falsi incidenti sul lavoro all’Inail di Vibo Valentia, avvalendosi dell’infermiere Fabio Schicchi, dipendente dell’Istituto nazionale infortuni sul lavoro, il quale, a sua volta, si rivolgeva ad alcuni medici compiacenti, affinchè le pretese di reintegrazione venissero avallate. Bellissimo era in grado di avere canali privilegiati nell’ambito dell’Ente pubblico, avvalendosi della sua adesione alla famiglia di ‘ndrangheta facente capo a Rocco Anello, tanto da spenderne in più occasioni il nome, si poneva a completa disposizione con gli esponenti della famiglia di Filadelfia. Le truffe realizzate sia per le figure apicali della consorteria mafiosa, sia per persone indicate dallo stesso locale di ‘ndrangheta contribuivano ad accrescere il consenso ed il potere mafioso sul territorio della cosca e Bellissimo in questo contesto avrebbe fornito un contributo decisivo, aderendo al piano del sodalizio. Sono diversi gli episodi riportati nel decreto di fermo che documentano il sistema truffaldino ai danni dell’Inail.

Il falso incidente sul lavoro e l’assunzione fittizia. Un esempio fra tutti è la simulazione di un falso incidente sul lavoro, avvenuto il 24 febbraio 2016 e subito da Domenico Ruscio, detto Billy, fittiziamente assunto ad hoc da Francescantonio Anello nell’omonima ditta individuale a lui intestata.  Anello si attiva per creare i presupposti, che gli garantiranno l’elargizione dell’indennizzo assicurativo, con l’aiuto di Bellissimo, anello di collegamento con Schicchi. In 16 febbraio 2016 Anello contatta Bellissimo lamentandosi del ritardo che si stava creando, a causa anche dell’assenza di quest’ultimo, nel perfezionamento della truffa e dolendosi di aver già speso i soldi versati per il pagamento dei contributi al dipendente Ruscio: “Ma non dovevi scendere!?!…Mi hai fatto perdere 400 euro mo…!E perchè?.. non lo sai perchè? Scusa aspettavo a te! A quello che lavora con me lo devo pagare..!”.  Dopo aver concluso la conversazione telefonica con Bellissimo, Anello  a bordo della sua  Audi, riferisce a Ruscio, lì presente, che, visti i ritardi che si stavano creando, bisognava  posticipare la data del suo licenziamento, inizialmente previsto per il 20 febbraio; entrambi poi  concordano di recarsi in ospedale e inscenare il falso incidente sul lavoro la settimana successiva.

Le istruzioni per simulare l’incidente e riscuotere i soldi. E’ così è stato: si dirigono verso il nosocomio di Vibo Valentia per iniziare l’iter dell’incidente farlocco. Durante il tragitto, Anello istruisce Ruscio su cosa avrebbe dovuto dichiarare ai medici del pronto soccorso dell’ospedale vibonese, ricostruendo le dinamiche del falso incidente. Successivamente Bellissimo comunica ad Anello che si sarebbe dovuto recare, insieme a Ruscio, all’Inail  dal loro amico Schicchi. Siamo all’8 marzo 2016, Francescantonio Anello contatta Bellissimo con un’utenza telefonica generalmente in uso a Ruscio e nel corso della conversazione Bellissimo chiede di consegnare in una busta chiusa 500 euro a Fabio Schicchi e Anello prima di accettare vuole essere rassicurato sull’esito favorevole dell’istanza di risarcimento presentata all’Inail di Vibo Valentia.  Il giorno dopo Anello e Ruscio si preparano, come da accordi, per recarsi all’Istituto assicurativo per consegnare la busta contenente il denaro. Due settimane dopo, Ruscio rientra nell’auto di Anello che lo aveva accompagnato, gli racconta che il medico gli aveva chiesto il modello del trattore che stava guidando durante l’infortunio e lui non aveva saputo rispondere. Anello gli comunica  le modalità di spartizione delle somme erogate dall’Inail, specificando che, dopo aver conteggiato le spese dei contributi, la tangente già corrisposta al funzionario Schicchi e la parte spettante a Bellissimo, loro avrebbero trattenuto 2.500 euro a testa, facendo riferimento ad un regalo da fare ad una certa persona amica di Francescantonio “1000 euro glieli diamo all’amico mio che ci ha mandato quà…e poi gli altri ce li dividiamo io e te”.

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