Rinascita, resta in libertà presunto “prestanome” dei Bonavota di Sant’Onofrio

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Dda di Catanzaro. Annullata l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un presunto affiliato al clan Lo Bianco

Resta indagata a piede libero Mariateresa Cugliari, 56 anni di Sant’Onofrio, arrestata lo scorso 19 dicembre nel corso della maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata “Rinascita Scott” e scarcerata dal Tribunale del Riesame al quale si erano rivolti i suoi difensori, gli avvocati Giosuè Monardo e Raffaele Manduca. Accogliendo i rilievi della difesa, la Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Catanzaro che aveva impugnato quest’ultimo provvedimento con l’obiettivo di ripristinare la misura cautelare agli arresti domiciliari. La donna è ritenuta un “prestanome” dei Bonavota e gli inquirenti ipotizzano il reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agevolato la potente “famiglia” di Sant’Onofrio.

L’altro provvedimento. La stessa sezione della Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di un altro indagato, Paolo Carchedi, 57 anni di Vibo, ritenuto affiliato alla ‘ndrina dei “Lo Bianco-Barba” e considerato vicino a Paolo Lo Bianco. Accogliendo i rilievi degli avvocati Giuseppe Di Renzo e Toni Crudo, la Suprema Corte ha annullato l’associazione mafiosa.