‘Ndrangheta nelle Serre Catanzaresi, la Dda chiude le indagini per 29 (NOMI)

L’inchiesta ricostruisce gli affari della cosca Chiefari-Iozzo attiva nell’area di Chiaravalle Centrale, Cardinale e Torre di Ruggiero

Associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, estorsione e detenzione illegale di armi. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Debora Rizza ha chiuso le indagini nei confronti di 29 persone, capi e gregari di  due famiglie  alleate tra di loro nel predominio della zona delle Serre catanzaresi. Da una parte i Chiefari, dall’altra gli Iozzo. Due nuclei familiari, uno stesso sodalizio di ‘ndrangheta operante nell’area di Chiaravalle Centrale, Cardinale e Torre di Ruggero.

I nomi degli indagati. Marco Catricalà,  28 anni, di Chiaravalle Centrale; Antonio Chiefari, “u Tartaru”, 69 anni, di Torre di Ruggiero;  Domenico Chiefari, 27 anni, di Serra San Bruno;  Giuseppe Chiefari, 27 anni; Nicola Chiefari, 40 anni di Torre di Ruggiero; Pietro Antonio Chiefari, 44 anni, di Chiaravalle Centrale; Vito Chiefari, 47 anni, di Torre di Ruggiero; Alexandr inteso “Sasha”, 31 anni,  domiciliato a Palermiti; Stefano Dominelli, 34 anni, di Catanzaro; Damiano Fabiano, 29 anni di Chiaravalle;  Centrale; Giuseppe Garieri, 34 anni, di Chiaravalle Centrale; Antonio Gullà, 29 anni,  di Chiaravalle Centrale; Giuseppe Giovanni Iozzo, 29 anni, di Chiaravalle Centrale; Stefano Pasquino, 44 anni, di Catanzaro; Giuseppe Pitaro, 46 anni, di Catanzaro; Antonio Rei “u Bellino”, 30 anni,  di Chiaravalle Centrale; Salvatore Russo, inteso “u Porco”, 31 anni, di Chiaravalle Centrale; Marta Sanginiti, di Chiaravalle Centrale, 28 anni; Marco Sasso, 38 anni, di Chiaravalle Centrale; Fabio Romeo, 36 anni, residente a Soverato.




Le mani della ‘ndrangheta sulla Trasversale delle Serre. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il nucleo familiare degli Iozzo di Chiaravalle Centrale sarebbe costituito dai fratelli Iozzo: Mario, detto Marino, Giuseppe Gregorio, Luciano e Gianfranco. Per gli inquirenti un ruolo rilevante lo avrebbe avuto anche il figlio di Mario, Raffaele Iozzo. Nella loro disponibilità avrebbero avuto armi di uso comune e da guerra, dediti alle estorsioni ai danni dei commercianti e degli imprenditori boschivi oltre al traffico di droga. Il punto di riferimento sarebbe Antonio Chiefari, nonché i figli Vito, Pietro Antonio, Domenico Giuseppe e Nicola. Per la Dda avrebbero gestito varie attività imprenditoriali, operanti principalmente nel settore degli scavi e del movimento terra nonché nel settore agricolo. Avrebbero controllato il territorio, in particolare quello di Torre Ruggiero, attraverso la forza intimidatrice originata dal vincolo associativo che avrebbe permesso loro di interferire nelle attività economiche della zona e, in particolare, sulle grandi opere relative alla costruzione della “Trasversale delle Serre”. Un’ingerenza – raccontano i collaboratori di giustizia – che si sarebbe manifestata con la stipula di contratti di noleggio di macchinari in favore dell’Ati aggiudicatrice dell’appalto mediante una società riconducibile alla famiglia Chiefari. Non solo, i Chiefari avrebbero anche gestito il business degli spazi alla fiera della Madonna delle Grazie di Torre Ruggiero imponendo e dettando le loro regole.

Il blitz. Risale al mese di ottobre 2019, l’operazione che ha portato i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, con il supporto dello Squadrone eliportato Carabinieri cacciatori e dell’ottavo Nucleo elicotteri, ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 17 persone, tra presunti capi e gregari della cosca Iozzo-Chiefari. Nel corso del blitz è stato anche scoperto un deposito di armi dove erano custoditi alcuni mitra, tra cui due kalashnikov, pistole ed una bomba di tipo rudimentale. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, ha anche fatto luce sul duplice omicidio di Giuliano Cortese, di 48 anni, e della sua compagna Inna Abramovia, di 35, di nazionalità ucraina, uccisi a Chiaravalle centrale il 27 aprile 2009.

Il collegio difensivo. Gli indagati, assistiti dai loro legali difensori, nel cui collegio compaiono i nomi degli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Eugenio Felice Perrone, Vincenzo Savaro, Domenico Pasceri, Francesco Antonio Gareri, Giovanni Russomanno, Vincenzo Ioppoli, Saverio Loiero, Stefano Nimpo e Fabio Tino, avranno venti giorni di tempo per  chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero, rilasciare dichiarazioni spontanee ed esercitare ogni atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che il pm proceda con una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.