Vibo, una nuova governance territoriale attraverso il distretto del cibo (VIDEO)

E’ stato presentato il progetto sulla creazione del distretto del cibo. Un modello di sviluppo imperniato su una nuova governance territoriale che metta insieme pubblico e privato per la crescita del territorio

Innescare processi virtuosi di sviluppo socio-economico e culturale. Farlo attraverso la rottura di steccati politici, di incrostazioni legate ad una subcultura troppo spesso contrassegnata da concetti di marketing politico anacronistici.

La Provincia di Vibo vuole svoltare in maniera radicale, vuole provare a creare, attraverso processi decisionali condivisi e strutturati con partenariati tra pubblico e privato, un nuovo modello di governance. Per farlo, occorre necessariamente partire dalle eccellenze del territorio: il turismo e l’enogastronomia. Ecco perchè ieri pomeriggio, nella sala consiliare della provincia, si è tenuto un interessante incontro di presentazione del progetto del distretto del cibo.

Tanti gli stakeholders istituzionali presenti. Un incontro promosso dal dinamico presidente del Gal Terre Vibonesi, Vitaliano Papillo e moderato da Valerio Caparelli, esperto di comunicazione pubblica e di marketing territoriale. Un tema che rientra nel quadro della normativa nazionale che ha istituito nel 2017 questo modello di articolazione territoriale pensato per la creazione di un nuovo modello di sviluppo dell’agroalimentare. All’incontro hanno partecipato il presidente della Provincia Salvatore Solano, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, il vicesindaco di Vibo Domenico Primerano, i presidenti della Camera di Commercio Sebastiano Caffo e di Confindustria Rocco Colacchio, i deputati Antonio Viscomi (Pd) e Riccardo Tucci (M5s), il consigliere regionale Vito Pitaro, il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura Giacomo Giovinazzo, l’esperto di politiche del lavoro Pino Campisi e l’esperto di politiche di sviluppo territoriale Cosimo Cuomo.

Un nuovo modello di governance. Il motto degli attori in campo è univoco: fare sinergia, fare rete, mettere in campo azioni comuni per il bene del territorio. Puntare su un modello che ha già partorito iniziative interessanti con tante realtà nuove e dinamiche nate nel corso degli ultimi anni e che puntano a divenire delle vere e proprie eccellenze. La carne al fuoco è tanta e per cucinarla e digerirla nel migliore dei modi occorre un lavoro di squadra coeso e lungimirante, un progetto che, anche attraverso l’istituzione del cibo, punti alla valorizzazione complessiva di un territorio dalle enormi potenzialità che ancora non sono state sfruttate come sarebbe stato opportuno fare.