Scheletro sulla spiaggia, tutte le ipotesi al vaglio della procura di Palmi (VIDEO)
Per risalire all'identità dello scheletro rinvenuto nella giornata di ieri a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, si dovrà attendere l'esito del Dna. Intanto la procura di Palmi ha aperto un fascicolo. Il concreto sospetto è che, in ogni caso, si tratti di un uomo ammazzato, avvolto in una pellicola di cellophane e buttato a mare. In attesa dell'esame del Dna le ipotesi degli inquirenti si ridurrebbero a tre.

Vangeli. Quella che sarebbe maggiormente tenuta in considerazione è che si tratti di Francesco Vangeli, il 26enne di Scaliti (frazione di Filandari, in provincia di Vibo Valentia), scomparso nell'ottobre di due anni fa, vittima di "lupara bianca". Un brutale omicidio per il quale rischiano il processo i fratelli Antonio e Giuseppe Prostamo di San Giovanni di Mileto, ritenuti esponenti di spicco dell'omonima famiglia. Il movente sarebbe stato l'amore di Antonio Prostamo e Francesco Vangeli per la stessa ragazza. Sui poveri resti rinvenuti sulla spiaggia di San Ferdinando sono stati trovati un paio di slip Calvin Klein, gli stessi che indossava sempre Francesco e una maglietta bianca con un foro all'altezza dell'addome compatibile con un colpo d'arma da fuoco (si presume che Vangeli sia stato ucciso proprio con un colpo di fucile).
La seconda possibilità è che si tratti del cadavere consumato dall'acqua e dal tempo di un extracomunitario, fatto fuori poco prima di uno dei tanti sbarchi di disperati che hanno interessato le coste calabresi negli anni passati, oppure proveniente dalla vicina tendopoli occupata da migranti. Da un primo sommario esame necroscopico, infatti, le caratteristiche della decomposizione non sarebbero compatibili con una permanenza in acqua di 20 mesi.
Infine la supposizione meno plausibile:lo scheletro potrebbe appartenere a Vito Lo Iacono, il 26enne del peschereccio Nuova Iside, scomparso nelle acque tra Terrasini e Cinisi, in Sicilia, nella notte fra il 12 e il 13 maggio.
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