Rinascita Scott, Gratteri: “Niente maxi processo a Vibo, aula bunker a Catanzaro”

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro è stato ascoltato dalla Commissione antimafia: “Udienza preliminare in una tendostruttura entro fine luglio, farlo fuori regione sarebbe stato devastante”

Si è svolta questo pomeriggio, a Roma, l’audizione del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri da parte della Commissione parlamentare antimafia. Il magistrato calabrese ha riferito di un incontro effettuato qualche giorno fa con il ministro Bonafede, a seguito del quale “in 48 ore abbiamo sbloccato una situazione ferma da un anno e mezzo”. È stato infatti deciso che la Protezione civile costruirà una tendostruttura nel carcere di Catanzaro-Siano, dove si svolgerà l’udienza preliminare del maxi processo Rinascita Scott che inizierà a fine luglio e che “dovrà concludersi entro il 19 dicembre 2020, altrimenti in molti usciranno”. È stato inoltre individuato il luogo dove costruire l’aula bunker definitiva: si tratta di una zona, dietro il Tribunale dei minori di Catanzaro, dove c’è un campo da calcio abbandonato e un edificio di proprietà del Dap. “Se ci consentono una procedura d’urgenza – ha spiegato Gratteri – in 12 mesi sarà possibile costruire l’aula bunker”.

Impossibile il maxi processo a Vibo. La possibilità che il processo si svolga a Vibo, dopo essere venuta meno l’ipotesi Palamaiata, è stata ormai definitivamente scartata. “Per spostarsi da Catanzaro a Vibo – ha affermato il procuratore antimafia – ci vuole un’ora ad andare e una a tornare”. E anche la possibilità di usare il teatro del penitenziario vibonese è stata abbandonata: “Non è possibile perché bisognerebbe mettere gli imputati a piede libero in un’altra stanza, in videoconferenza”, ipotesi però giuridicamente non lecita “e non posso rischiare che mi salti un processo per un’eccezione fatta all’ultima udienza”. A ciò si aggiunge il problema spazio: “Gli avvocati avrebbero scrivanie da soli 95 cm, ma 250 avvocati hanno bisogno di spazio. Ci saranno 475 imputati e 230 avvocati, a cui si aggiungono i legali delle 205 parti offese”.

“Devastante” dover andare fuori regione. Prima di riuscire a sbloccare la situazione il Ministero aveva dato tre opzioni: siccome non c’era più il tempo di costruire un’aula bunker, la Procura di Catanzaro doveva scegliere tra Napoli, Palermo o Roma. “Ma lei si rende conto – aveva risposto Gratteri – che non è possibile non poter celebrare un processo in Calabria, dopo un anno che lo abbiamo chiesto?”. “Sarebbe una grande sconfitta per lo Stato – ha aggiunto durante l’audizione – sarebbe la prima volta che un processo di mafia non si celebra nel luogo dove sono stati commessi i reati. Prima volta nella storia della Repubblica. Quando si parla di mafia è importante il messaggio, e farlo fuori regione, proprio dal punto di vista del messaggio, sarebbe devastante”.

Rischio bomba sopra la struttura. Lo scorso 8 gennaio Gratteri aveva già chiesto di utilizzare una tendostruttura. Si sarebbe potuta usare, infatti, quella dove si è svolto il processo “Aemilia” a Reggio Emilia. Dal Ministero però avevano rigettato la proposta, in quanto “potrebbero, con un drone, lanciare una bomba sulla struttura”. “La ‘ndrangheta – ha però spiegato Gratteri – non lancia bombe, non è l’ISIS. Non ammazza centinaia di presunti delinquenti e decine di avvocati per far fuori tre magistrati. Io la bomba proprio la escludo. Mi hanno inoltre spiegato che ci sono gli inibitori dei droni, e i Carabinieri di Vibo Valentia quando hanno visto che ce n’era uno che volava sopra la caserma l’hanno abbattuto”. Il rischio, insomma, non sussiste. E sei mesi dopo si sono convinti anche i funzionari del Ministero.

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