Processo alle “Nuove leve” del clan Giampà di Lamezia, due assoluzioni in Appello

Ribaltata in assoluzione la condanna emessa in primo grado dal Tribunale di Lamezia per i due imputati accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso

Assolti perché il fatto non sussiste. La Corte di appello di Catanzaro, presidente Giancarlo Bianchi, a latere Adriana Pezzo e Giovanna Mastroianni, ha ribaltato il verdetto pronunciato il 23 luglio del 2019 dal Tribunale di Lamezia, che aveva condannato Pasquale Mercuri e Francesco Morelli, rispettivamente il primo a 12 anni( con la sola assoluzione per 4 ipotesi estorsive) e il secondo a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso. I giudici di secondo grado hanno accolto le richieste difensive dei legali Antonio Larussa e Domenico Villella,  scagionando gli imputati e ordinando la loro immediata scarcerazione, con revoca delle pene accessorie e le statuizioni civili stabilite nella sentenza di primo grado.

Operazione “Nuove leve”.  Mercuri e Morelli erano stati coinvolti nell’operazione della Dda di Catanzaro contro le “Nuove Leve”, del clan Giampà, messa a segno all’alba del 24 febbraio 2017, quando la Squadra mobile di Catanzaro in esecuzione di un’ordinanza cautelare vergata dal gip Assunta Maiore, aveva notificato 12 misure cautelari di cui dieci in carcere e due ai domiciliari. Un blitz che aveva svelato ulteriori dettagli nei rapporti  tra i Giampà e le altre cosche di ‘ndrangheta calabresi, grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di fare quadrato sulle nuove leve assunte al servizio della cosca  e di comprendere meglio quali fossero i legami con altre famiglie di ‘ndrangheta presenti nel territorio calabrese, come quelli con  il clan Piromalli, rapporti già comunque delineati in maniera capillare nel blitz “Andromeda”. Mercuri e Morelli, che scelsero il rito ordinario, furono rinviati a giudizio dal gup distrettuale nel 2018, poi il processo e la condanna del giudice di prime cure. Oggi invece in Appello la loro assoluzione con formula terminativa ampia.(g. p.)