Falcone, Borsellino e quella vacanza a Tropea nell’estate del 1981

In un libro di Agnese Borsellino viene ripercorso il soggiorno nella Perla del Tirreno dei due giudici ospiti della famiglia Lo Torto

Corre oggi il ventottesimo anniversario strage di Capaci, in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta. Un anniversario, quello di quest’anno, senza cortei e nave della legalità (la ‘Splendid’ si trova a Genova, dov’è diventata un ospedale per i malati di Covid-19) a Palermo causa dell’emergenza Coronavirus, ma con iniziative in streaming, incontri a distanza e lenzuoli bianchi, quali simbolo della legalità, appesi ai balconi in tutta Italia. Le celebrazioni sono iniziate questa mattina dal ministero dell’Istruzione, dove i grandi poster con i volti dei due magistrati sono stati srotolati sulle note dell’Inno di Mameli.

Quell’estate a Tropea. In un libro della moglie di Paolo Borsellino, Agnese, emerge il racconto di un soggiorno dei due giudici a Tropea nel lontano 1981, quando entrambi non erano ancora sotto scorta. Agnese Borsellino si è soffermata su alcuni eventi lieti e tra questi ha annoverato e ripercorso il soggiorno nella Perla del Tirreno in un’estate di tanti anni fa. Borsellino e Falcone furono ospiti dei coniugi Francesca Sunseri e Giuseppe Lo Torto, quest’ultimo figlio del sostituto procuratore della Repubblica di Palermo Pasqualino (1916–1964) di Tropea. Lo ha fatto senza trascurare che la famiglia Lo Torto qualche anno dopo ospitò sempre a Tropea anche Giovanni Falcone.

I dettagli del soggiorno. Ecco uno stralcio dell’opera: “Stamattina, nei ricordi belli miei e di Francesca ha fatto capolino anche un’altra incredibile gita. Un’estate partimmo in macchina. Paolo non era ancora scortato, eravamo liberi di gestire i nostri spazi e il nostro tempo. Partimmo in diciassette da Palermo, destinazione: Costiera amalfitana. Prima tappa, Tropea, dove Francesca ha una graziosa villetta. Ebbene, i diciassette amici si ritrovarono a dormire in una casa di quattro stanze. Quella sera, non ricordo perché, non c’era neanche la luce elettrica, così ci attrezzammo con dei lumini. Come dimenticare i nostri ragazzini che andavano da una stanza all’altra, al buio, cercando i propri genitori? Manfredi e Paco, il figlio di Francesca, si erano attrezzati con i loro sacchi a pelo, da buoni boy-scout. Un divertimento assoluto.Francesca mi ha fatto ridere ancora raccontandomi di quando, qualche anno dopo, Giovanni Falcone e Francesca andarono pure loro a Tropea. La sera andavano a dormire in una stanza poco distante. Ma gli agenti di scorta continuavano a stare davanti alla villa di Francesca e Giuseppe. Addirittura, una volta scambiarono Giuseppe per Giovanni Falcone. Naturalmente, Giovanni ne approfittò per qualche ora di libertà, ma poi il marito di Francesca finì per comunicare l’equivoco agli agenti. Anche perché non era più libero di muoversi. “Guardate, il dottor Falcone, sta nella casa dietro la nostra,” disse. I poliziotti si guardarono tra loro allibiti. E corsero dal dottor Falcone, per scusarsi. Naturalmente anche Giovanni era stato complice di questa curiosa messinscena. E tranquillizzò i suoi agenti di scorta con una risata liberatoria”.