Anniversario strage di Capaci. Cortese: “Catturai i boss, ora non abbassiamo la guardia”

Il super poliziotto, oggi questore di Palermo, arrestò Provenzano e Brusca: la mafia potrebbe rialzare la testa

‘Follow the money’, diceva Giovanni Falcone: segui i soldi, e troverai i mafiosi. Renato Cortese nella sua carriera quella teoria l’ha applicata ora a un sacchetto di cicoria, ora al rumore di un motorino, e così nella sua rete sono caduti Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano, il killer di don Puglisi e decine di altri mammasantissima introvabili per decenni. Oggi l’acchiappa-latitanti, 55 anni, è questore di Palermo. Stamattina presenzierà alle commemorazioni della strage di Capaci.
Cortese, dov’era quel giorno?
“In Sardegna. Frequentavo la scuola di Polizia. Ricordo di questo sabato pomeriggio in libera uscita. Ero per strada con altri colleghi: voltammo lo sguardo e rimanemmo impietriti davanti alle immagini mandate in diretta su decine di schermi in un negozio di televisori”.
Brusca, che premette il detonatore, finì nelle sue mani quattro anni dopo.
“Era ora di cena, sapevamo che poteva essere all’interno di una certa villetta di Agrigento, e sapevamo di un’utenza telefonica a sua disposizione. Dovevamo unire le due cose. Allora lo chiamammo, poi facemmo partire un vecchio motorino. Sentimmo il suo rombo nella cornetta e capimmo di avercela fatta”.
Altro che tecnologia.
“L’investigazione non ha dalla sua solo protocolli e tecnologia. Spesso l’intuito può far trovare nel momento giusto la mossa vincente. Così fu con Brusca”.
Lui come reagì?
“Era sul divano. Guardava l’Attentatuni, film sulla strage di Capaci. Tentò una debole fuga verso il retro. Ma era circondato”. CONTINUA A LEGGERE QUI



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