Rinascita Scott, ultimo round sul caso Pittelli: il 25 giugno decide la Cassazione

Dopo tre istanze di scarcerazioni fallite, di cui una al gip e due al Tribunale della Libertà, si “gioca” l’ultima battaglia per tentare di tirar fuori il noto penalista dalle sbarre

giancarlo pittelli

Tra poco più di un mese si disputerà l’ultimo “round” sul caso Pittelli, il noto penalista del foro di Catanzaro raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare in carcere nell’ambito della maxi inchiesta della Dda guidata da Nicola Gratteri, nome in codice “Rinascita Scott”. Dopo tre istanze di scarcerazioni fallite, di cui una al gip e due al Tribunale della Libertà, l’ultima battaglia per tentare di tirar fuori dalle sbarre l’ex parlamentare di Forza Italia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione del segreto di ufficio e abuso di ufficio, si “giocherà” a Roma il 25 giugno prossimo davanti alla Corte di cassazione.  I legali difensori hanno proposto ricorso ai giudici ermellini contro l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento con cui il gip il 19 dicembre dell’anno scorso ha disposto su richiesta della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro il carcere per Pittelli. Il contenuto del ricorso resta allo stato top secret: contattato telefonicamente uno dei difensori dell’indagato, l’avvocato Salvatore Staiano ha affermato perentoriamente:“come collegio difensivo non intendiamo divulgare il contenuto del ricorso per ragioni di lealtà e correttezza verso tutte le parti processuali e in particolare verso l’amico Giancarlo Pittelli”. Un dato è certo: la Suprema Corte, nel contraddittorio tra le parti potrà decidere, di confermare quanto stabilito dai giudici del Riesame di Catanzaro e ciò significa che Pittelli resterà nel carcere di Nuoro, dove è attualmente detenuto o potrà annullare definitivamente il provvedimento del Tdl, scarcerando l’indagato o annullare con rinvio e ciò comporterà che gli atti torneranno di nuovo al Tribunale della Libertà di Catanzaro, che in nuova composizione dovrà riesaminare il caso.

“Conosceva in anticipo le accuse”. I legali difensori dell’indagato tenteranno di smontare il provvedimento con cui il Riesame ha confermato la decisione del giudice per le indagini preliminari di lasciare nel carcere di Nuoro Pittelli sul presupposto che : “Non appare idonea alcuna misura cautelare meno afflittiva della custodia in carcere, perché Giancarlo Pittelli è solito commettere reati, utilizzando proprio la sua rete di connivenze e di complicità con pezzi dello Stato, reti di relazioni che gli hanno consentito di conoscere in anticipo persino le accuse che lo riguardavano. Anche ove astrattamente il titolo di reato consentisse la concessione degli arresti domiciliari, l’indagato è immeritevole di alcun credito fiduciario, essendovi rilevanti probabilità, che egli violi le prescrizioni imposte dagli arresti domiciliari, pur caratterizzate da stringenti e frequenti controlli, comunicando con l’esterno e ricevendo notizie dall’ambiente criminale”.

Gli interessi di Pittelli.  Il Tribunale del Riesame pur riqualificando uno dei reati contestati a Pittelli da associazione a delinquere di stampo mafioso in concorso esterno, aveva chiarito che la rivalutazione non era dovuta al fatto che Pittelli “non abbia dato un rilevante contributo alla conservazione e al rafforzamento del sodalizio dei Mancuso di Limbadi, procurando informazioni riservatissime, mettendosi a disposizione del clan per ogni tipo di faccenda”. Un dato questo che non viene proprio messo in discussione dal Tribunale del Riesame, ma non è sufficiente per definire l’ex parlamentare un affiliato alla cosca. Il penalista, per il collegio giudicante, non può essere definito un partecipe della cosca di Limbadi, per il semplice fatto che Pittelli non persegue scopi comuni con il clan, ma agisce in base a quelli che sono i propri interessi.