‘Ndrangheta nel Crotonese, condanne per oltre 160 anni di carcere

Si chiude con 18 condanne e un’assoluzione il primo capitolo giudiziario del processo Tisifone contro le cosche di Isola Capo Rizzuto, Papanice e Petilia Policastro

Si chiude il primo capitolo giudiziario per i 19 imputati, giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Tisifone”, scattata il 20 novembre 2018, contro le cosche di Isola Capo Rizzuto, Papanice e Petilia Policastro, portando al fermo di 23 persone. Il gup del Tribunale di Catanzaro Teresa Guerrieri, ha sentenziato 18 condanne a pene comprese tra i 2 e i 14 anni di reclusione e un’assoluzione per oltre 160 anni di carcere. Ha retto il castello accusatorio della Dda di Catanzaro che, però aveva invocato al termine della requisitoria condanne ben più pesanti pari a tre secoli di carcere.

Le condanne e le richieste di pena. Il giudice ha condannato  Salvatore Arena, a 8 anni, un mese e 10 giorni (il pm ha chiesto 12 anni ); Seyum Brook Asrat, 5 anni, 4 mesi e 4mila di multa; (il pm ha chiesto 10 anni e 8 mesi); Rosario Curcio, 10 anni (il pm ha invocato 16 anni);  Gianfranco Calabretta, 9 anni e 4 mesi, (il pubblico ministero ha chiesto 14 anni); Antonio Capicchiano, 14 anni, (il pm ha chiesto 20 anni di carcere); Orlando Capicchiano, 11 anni e 4 mesi di reclusione (il pm ha chiesto 16 anni); Salvatore Capicchiano, 14 anni di reclusione (il pm ha invocato 20 anni);  Giuseppe Giardino, 8 anni e 4 mesi, (il pm ha chiesto 12 anni); Antonio Lentini, 4 anni, 8 mesi e 3.333 di multa,  (richiesta del pm 10 anni e sei mesi); Francesco Macrillò, 8 anni, (richiesta del pm 12 anni); Antonio Manfredi, 8 anni e 4 mesi, (il pm ha chiesto 12 anni); Luigi Manfredi, 10 anni, (il pm ha chiesto 20 anni); Giovanni Muccari, 8 anni e 4 mesi di reclusione, (il pm ha invocato 12 anni);  Antonio Nicoscia, 8 anni, (il pm ha chiesto 10 anni);  Santo Claudio Papaleo,12 anni, (il pm 16 anni e 8 mesi);  Carmine Serapide, 2 anni e 8 mesi,(chiesti dal pm 10 anni), Antonio Nicoscia, 12 anni, inteso Macchietta e Mulinello, (il pm 20 anni); Rocco De Vona, 10 anni,  (il pm 16 anni).  Altri due imputati Giuseppe Gentile e Antonio Gentile hanno già scelto il rito ordinario.

L’assoluzione. Il gup ha assolto Tommasino Ierardi, (il pm ha invocato 16 anni);

Le ipotesi di accusa.  Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi, tentato omicidio, rapina, illecita concorrenza con minaccia.

L’inchiesta. Le indagini hanno consentito di entrare nel cuore del territorio isolitano svelando nuove alleanze e le tensioni, venutisi a creare dopo le diverse operazioni della Dda di Catanzaro, in particolare “Jonny”. Due le cosche rivali, da un lato i Capicchiano, intenzionati ad affermare il loro monopolio nella gestione del settore del gioco illegale, con l’imposizione e la gestione delle loro slot machine in diversi bar ed esercizi commerciali, dall’altro i Nicoscia con al vertice Antonio Nicoscia, alias Macchietta, (figlio di Pasquale), i Manfredi e i Gentile. Gli attriti tra le due fazioni avrebbe generato un’escalation di violenza, con tentativi di pianificare omicidi ai danni della fazione opposta sventati dall’intervento della polizia.  Un’indagine, che ha consentito di documentare anche i rapporti con le diverse famiglie di ‘ndrangheta e in particolare con la cosca Megna di Papanice e con quelle del Petilino e la celebrazione di diversi riti di affiliazione, finalizzati al rafforzamento delle file della cosca, che hanno visto partecipare o “portare in copiata” secondo precisi rituali, i vertici dei Grande Aracri, degli Arena, dei Gentile e dei Lentini.

Il collegio difensivo. I legali difensori, nel cui collegio compaiono tra gli altri, i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Stefano Nimpo, Antonella Canino, Gianni Russano, Francesco Severino, Tiziano Saporito ed Enzo Galeota, attenderanno le motivazioni della sentenza per proporre ricorso in appello.



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