Caso “La Rada”, l’imprenditore Cascasi non si arrende e ricorre al Consiglio di Stato

Lunga e accurata ricostruzione del titolare della struttura che in passato ha anche denunciato i dirigenti del Comune di Vibo Valentia

Ricorrerà al Consiglio di Stato contro il verdetto del Tribunale amministrativo regionale che ha dato ragione al Comune di Vibo Valentia, l’imprenditore Francesco Cascasi, proprietario de “La Rada” di Vibo Marina. Il Tar, infatti, ha riconosciuto come abusivi la gran parte delle opere realizzate da due società “La Rada” e “la Gramaca”, ritenendo legittimi tutti, ad eccezione di uno solo, i provvedimenti di demolizione del Comune di Vibo Valentia. Legittima solo la costruzione di tre pergotende e di un gazebo chiuso con un telo in pvc. Il tutto in seguito alle decisioni assunte, circa due anni addietro, dall’allora comandante della polizia municipale Filippo Nesci, dalla dirigente Adriana Teti e dal segretario generale pro tempore Michele Fratino. Dirigenti peraltro denunciati con un esposto in Procura dall’imprenditore Francesco Cascasi, proprietario della struttura finita nel mirino dell’Ente.

L’appello. Una sentenza, insomma,  rispetto alla quale l’imprenditore di Vibo Marina ha già annunciato di fare appello al Consiglio di Stato, ponendo una serie di puntualizzazioni: “Rispetto la decisione del Tar – ha esordito Cascasi – pur non condividendola nella certezza che il Consiglio di Stato saprà individuare in maniera più appropriata la giusta qualificazione giuridica delle opere realizzate e soprattutto saprà cogliere la rilevanza degli atti procedimentali impugnati. Non intendo naturalmente svolgere in questa sede le contrapposizioni interpretative che non interessano i lettori. Segnalo soltanto come il procedimento di verifica sia stato caratterizzato da scansioni temporali eccezionali da ricondurre forse ad un eccesso di attenzione”.

La ricostruzione dei fatti.
“E’ ormai ventennale -ha sottolineato – la mia battaglia contro il Comune di Vibo Valentia nella quale non mi sono sottratto a informare di quanto appreso anche l’Autorità Giudiziaria. In data 14 febbraio 2018, proprio dopo uno dei miei esposti, inviati anche alla DDA ed alla Commissione Parlamentare Antimafia, la Polizia Municipale effettua una ispezione presso la struttura La Rada. Il 20 febbraio veniva contestata la violazione edilizia per la fusione di due corpi di fabbrica che secondo il TAR non costituiscono pertinenza perché avrebbero determinato un aumento di volumetria di 90 metri quadri mentre si tratta di un’area di circa 27,70 metri quadrati. L’opera contestata non è altro che la chiusura dello spazio tra due fabbricati e per la quale era stata presentata nel febbraio del 2012 richiesta di autorizzazione alla Capitaneria di Porto, che a sua volta informava il comune di Vibo Valentia, tanto che lo stesso Comune con nota del 19 marzo 2012, riconosceva la conformità al piano spiaggia ed alla quale seguiva l’autorizzazione della Capitaneria di Porto con concessione del 1 aprile 2012. Di fronte alla minaccia di sospensione dell’attività, La Rada non poteva fare altro che presentare immediatamente, il 23 febbraio 2018, una istanza di permesso a costruire in sanatoria alla quale faceva seguito l’immediato parere negativo in data 15 marzo 2018 e poi il giorno successivo veniva adottata la diffida alla demolizione, chiaramente intempestiva ed illegittima per come riconosciuto dalla stesso Giudice Amministrativo”.

Sulla veranda. “Per quanto riguarda  la veranda -ha concluso Cascasi – ricordo che dopo la prima autorizzazione del 22.3.2011 sono intervenute l’autorizzazione del 9 maggio 2011, con la quale la Capitaneria di Porto di Vibo Valentia ha prima consentito la realizzazione di un sistema di ombreggiamento mediante telo allacciato e poi con l’autorizzazione del 23 dicembre 2011 ha consentito la variazione del sistema di ombreggiamento con impermeabilizzazione mediante copertura in tegole per come è adesso lo stato dei luoghi. Poi ripeto sarà il Consiglio di Stato a valutare se i titoli rilasciati, anche per le altre opere esistenti, siano o meno idonei alla regolarità edilizia. Evidenzio, comunque, che si tratta di opere minori e di scarso rilievo rispetto all’entità della struttura che è stata regolarmente costruita e che non è oggetto di contestazione”.