‘Ndrangheta nel Crotonese, il pentito Mannolo e gli affari su turismo e politica

Il collaboratore di giustizia, coinvolto nella duplice inchiesta della Dda di Catanzaro Malapianta e Infectio, parla dei supervisori della ‘ndrangheta su Catanzaro e Crotone

Dal suo “battesimo” ai supervisori della ‘ndrangheta di Crotone e Catanzaro, ai “cinque notabili”, agli affari nei villaggi turistici, il pentito Dante Mannolo, coinvolto nella duplice inchiesta Malapianta e Infectio, dal carcere di Rebibbia, svuota il sacco davanti ai sostituti procuratori antimafia Domenico Guarascio e Paolo Sirleo. Nei verbali di interrogatorio del 23 luglio, del primo agosto e del 14 novembre 2019, allegati all’avviso di conclusione indagine con cui i pm della Dda hanno chiuso, quasi due mesi fa, il cerchio nei confronti di 96 indagati, il collaboratore di giustizia riferisce di essere stato battezzato circa 10 anni fa, contestualmente ad una sorta di riforma all’interno delle famiglie di San Leonardo di Cutro: Mannolo, Trapasso, Zoffreo e Falcone. Prima del 2009, era il padre di Dante Mannolo il capo della società di San Leonardo, mentre Carmine Falcone, Carmine Zoffreo e Giovanni Trapasso erano nella “maggiore”. La ‘ndrangheta ha una casa madre, (penso San Luca, afferma il pentito ndr), che ha preposto 5 responsabili su Crotone-Catanzaro: Nicola Grande Aracri, Cataldo Marincola, Mico Megna, Nicola Arena, di 83 anni e Giovanni Trapasso, i “supervisori della ‘ndrangheta di Crotone e Catanzaro”. Ciascuno, con una zona di influenza, una propria autonomia e una porzione di territorio, “rispondevano a Cirò dove era localizzato il Crimine, che aveva il compito di dirimere conflitti e questioni.

I battezzati. I cinque notabili si erano divisi il territorio, gli Arena avevano influenza su Catanzaro, anche se poi quelli della Montagna (Mesoraca e altri locali) hanno preso piede. “La riforma è stata formalizzata in una riunione a San Leonardo a casa di mio zio Leonardo, deceduto, che fece il rito e ciascuno di noi picciotti demmo la mano e baciammo su una guancia i quattro di famiglia. Il rito durò circa due ore. Avvenne circa nell’anno 2009 in una giornata di domenica. Ciascuna delle 4 famiglie curava i propri interessi in maniera indipendente e aveva un proprio territorio. Se io volevo fare un affare a Cropani, dovevo chiedere il permesso ai Trapasso”.

Gli affari sul villaggio Porto Kaleo. Poi va avanti riferendo gli affari di famiglia nel villaggio turistico Porto Kaleo. “Il condominio è gestito dalla moglie dell’avvocato Grande Aracri e la famiglia Trapasso prende lo stipendio. Nel villaggio mio zio Leonardo e poi mio zio Mario percepivano uno stipendio di 2mila euro. Tra il villaggio Porto kaleo e il residence c’è un terreno che recentemente è stato acquisito dall’avvocato Grande Aracri tramite un prestanome e l’acquisto, effettuato all’asta di Crotone, un’asta pilotata, è stato finanziato dalle 4 famiglie di San Leonardo e dalla famiglia Grande Aracri, pagando circa 200mila euro. L’investimento era finalizzato alla costruzione di un villaggio. Ricordo che ogni famiglia ha immesso circa 50, 60 mila euro e furono erogati da mio padre, a cui furono date le quote di ciascuno di noi”. Per quanto riguarda il villaggio Serenè, il collaboratore di giustizia dichiara ai pm, che ci fu un’imposizione dei Grande Aracri per i fornitori di prodotti alimentari, a cui subentrò Vincenzo Caterisano, mentre il pentito, a suo dire, non avrebbe mai costretto alcuno dei titolari dei villaggi a prendere la fornitura del caffè da lui, offrendo solo un servizio, rifornendo il Santa Monica, il Serenè e Porto Kaleo, pur ammettendo i vantaggi avuti per il solo fatto di essere il figlio di Alfonso Mannolo. Suo fratello Remo, anche lui battezzato al locale di San Leonardo lavorava da circa 20 anni nel villaggio turistico Porto Kaleo. “So che a Natale e a Pasqua, mio padre ed altri maggiorenni della locale lo mandavano in rappresentanza da altre consorterie del Crotonese, (a Roccabernarda dai Bagnato, a Cirò Marina da Morrone, a Papanice da Mico Megna, a Strongoli da Salvatore Giglio, a Isola dai Nicoscia, alterando gli Arena, a Cutro dai Grande Aracri) per cambiare regali, generalmente prodotti alimentari e fare doveri in denaro….”

Le Poste private a Botricello. Il pentito riferisce che suo padre dirige attività usuraie, soffermandosi sulla gestione occulta delle Poste Private a Botricello: “Io l’ho saputa recentemente, allorquando mio padre ci rapportò dei problemi di mia cugina Daniela Mannolo. Da lì, io e mio fratello abbiamo compreso che mio padre aveva investito circa 15mila euro in questa attività ed era arrabbiato perché gli mancavano i soldi e addebitava la mancanza alla nipote”.

‘Ndrangheta e politica. Per quanto riguarda i rapporti con l’Amministrazione comunale di Cutro, il collaboratore di giustizia ha dichiarato che negli ultimi 20 anni i capi della 4 famiglie di San Leonardo hanno sostanzialmente deciso l’elezione del sindaco e dei componenti la Giunta comunale, “considerate che la frazione di San Leonardo è popolosa e dispone di circa 500 voti, costituendo l’ago della bilancia in ogni elezione. Per ogni elezione, preceduta da accordi tra i candidati e i maggiorenni della consorteria, si è decisa la votazione in massa per il candidato prescelto, nel senso che mio padre, Trapasso, Falcone e Zoffreo, ci indicavano chi votare. A San Leonardo si è sempre votato in questo modo. Del resto la mia affermazione è verificabile dai conteggi elettorali della mia frazione che ha sempre votato in massa”.

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