“E’ detenuto per un reato risalente a dodici anni addietro, e la cui sentenza è diventata definitiva da appena due anni. Il decreto "Cura Italia", riguardo la questione dei detenutivi non è servito a nulla a mio avviso, perché doveva essere un decreto di emergenza e quindi immediato per tutelare i detenuti con pena inferiore ai 18 mesi.....e invece, sono lì  a rischiare di essere contagiati, senza nessuna tutela; non ci sono guanti, né mascherine e ne tantomeno luoghi/spazi igienici sanitari che per il sovraffollamento lasciano desiderare”. E’ preoccupata la compagna di G. S., detenuto nel carcere di Siano, che ha inviato una lettera per esternare la sua disperazione, di fronte al rischio contagio da Covid-19 nel carcere di Siano. “Dove  metteranno in quarantena i detenuti? Come li cureranno? Può un padre di famiglia che si trova lì dentro, con patologie, già debole di salute, rischiare di essere contagiato per un reato di dodici anni fà?”.

Gli interrogativi. Si chiede in che modo in questo momento pandemico la legge tuteli i detenuti.  “È uno stato di emergenza per tutti tranne che per loro! Loro cosa sono di fronte al Coronavirus? Bestie? Si può essere condannati al Covid 19 per eventuali errori di gioventù, dopo che nel corso degli anni una persona si è dedicato al lavoro e alla famiglia? Questi bambini piccoli che non vedono i papà da più di un mese per la chiusura dei colloqui, umanamente chiedo, con tutte le cautele del caso "cosa costa rimetterli ai domiciliari? Per noi mamme sarebbe tanto… dato tutti i problemi che questo covid19 ci ha creato. Abbiamo difficoltà anche per andare a fare la spesa o alla farmacia, perché i bambini non possiamo portarli, ma dove li lasciamo? L’ avvocato Mary Aiello che è stata associata ad altro difensore, mi ha detto che i magistrati di Sorveglianza, come il personale di cancelleria, purtroppo, sono sotto organico per provvedere alle esigenze, in tempi celeri e che, per giunta, l’applicazione dei dispositivi elettronici attese le lungaggini burocratiche rischia di vanificare l’effetto già poco incisivo del decreto per contenere il contagio da Covid 19.

Atti di coraggio. Tuttavia, mi anche specificato che i vertici di magistratura ed avvocatura, nonché lo stesso capo dello Stato, si sono mossi ad accogliere le istanze dirette, non solo per ridurre il sovraffollamento carcerario, quanto a sostenere la dignità del detenuto, ai fini della tutela dei principi  Cedu, costituzionalmente garantiti per la salvaguardia dell’integrità psico-fisica e di uguaglianza, in un’ ottica più aperta all’ effettiva applicazione dell’ aspetto emendativo della pena, piuttosto, che qualunquisticamente retributivo”. Per il legale occorrono atti di coraggio, attraverso l’emanazione di una normativa più consone, aderenti alla  realtà e alla concreta applicazione delle misure alternative.