Emergenza Coronavirus, Viminale: “Migranti rimangano nei centri d’accoglienza”

L’invito ai prefetti da parte del Ministero dell’Interno è riferito a coloro i quali non hanno più diritto per rimanervi. La spesa stimata è di 42 milioni

Sono 85mila i migranti ospitati nel sistema di accoglienza italiano. Diversi non hanno più i requisiti per rimanere nelle strutture del ministero dell’Interno o della rete Siproimi gestita con i Comuni: richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, minorenni
soli che hanno raggiunto la maggiore età, ospiti di progetti di enti locali in scadenza, trattenuti nei Cpr oltre i termini. Il rischio è la dispersione di migliaia di persone sul territorio nel pieno dell’emergenza Covid-19 e dei divieti di spostamento. Ed ecco che il Viminale ‘chiude le porte’ sollecitando i prefetti a proseguire e garantire l’accoglienza anche per chi “non ha più titolo a permanere nei centri”.

Il Governo sta inoltre pensando ad una norma per autorizzare una proroga fino al 31 dicembre – senza gara ed in deroga al Codice degli appalti – dei progetti di accoglienza dei Comuni (la gran parte scadono il 30 giugno) e per autorizzare la permanenza fino al termine dell’emergenza degli stranieri nelle strutture del ministero. Per l’allungamento del periodo di accoglienza si stima una spesa di 42,3 milioni di euro. Dai territori sono giunti diversi segnali di allarme sui migranti in uscita dai Centri ed anche sulle condizioni delle strutture, alle prese con l’emergenza Coronavirus. Il capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero, Michele Di Bari, ha quindi invitato oggi i prefetti con una circolare ad “assicurare nelle strutture di accoglienza il rigoroso rispetto delle misure di contenimento della diffusione del virus previste a livello nazionale”, per evitare l’esposizione ai rischi di contagio per i migranti accolti e per gli operatori, nonché di generare situazioni di allarme sociale dovute al mancato rispetto, da parte dei primi, dell’obbligo di rimanere all’interno delle rispettive strutture”.

Per i nuovi arrivati (i dati sono comunque in netto calo negli ultimi giorni, a marzo sono sbarcati in 241) occorre accertare che “non presentino patologie infettive ed in particolare sintomi riconducibili al virus Covid-19. A tal fine sarà necessario che vengano sottoposti prioritariamente al previsto screening” sanitario e successivamente siano applicate le misure di sorveglianza e di isolamento fiduciario per un periodo di quattordici giorni. “Solo al termine di tale periodo e sempre che non siano emersi casi di positività al virus – si sottolinea – i migranti potranno, ove ritenuto necessario, essere trasferiti in altra struttura di accoglienza, previo rilascio di idonea certificazione sanitaria”. La circolare ribadisce, inoltre, “la necessità di assicurare
che nell’ambito dei centri vengano adottate le necessarie misure di carattere igienico-sanitario e di prevenzione, nonché evitate
forme di particolare concentrazione di ospiti”. Ed invita infine a individuare spazi all’interno dei centri, o strutture apposite, da destinare, in caso di necessità, all’applicazione delle misure della sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o permanenza domiciliare, anche ricorrendo al potere di requisizione.

Intanto, prosegue la tensione in uno dei luoghi che non fanno parte del sistema ufficiale di accoglienza, la tendopoli di San
Ferdinando (Reggio Calabria), che ospita 450 stranieri, per lo più braccianti nei campi e ora disoccupati a causa per
l’emergenza sanitaria. Il sindaco ha chiesto l’invio di ulteriori tende e bagni da allestire all’esterno per isolare eventuali casi di contagio o un potenziale ospedale da campo. Ci sono solo 7 bagni nella tendopoli. Difficile rispettare le
prescrizioni anti-Covid.