Il coronavirus non ferma la Dda di Catanzaro: luce su un omicidio al cimitero di Piscopio

Antonio De Pietro fu ucciso nel 2005 per aver intrattenuto una relazione extraconiugale con la mamma di Rosario Fiorillo, alias Pulcino. Individuati i presunti autori

Il personale della Polizia di Stato e, in particolare, della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di Michele Fiorillo, alias “Zarrillo” e Rosario Battaglia, alias “Sarino”, poiché ritenuti responsabili, unitamente a Rosario Rosario alias “Pulcino” (all’epoca dei fatti quindicenne e per il quale si procede separatamente), dell’omicidio di Antonio De Pietro, avvenuto nei pressi del cimitero di Piscopio in data 11 aprile 2005, allorquando venne attinto alla testa e al collo da svariati colpi di arma da fuoco.

Le investigazioni hanno dato conto della oculata predisposizione di luoghi e mezzi da parte dei soggetti coinvolti i quali avrebbero agito al fine di consumare una vendetta, dettata da ragioni familiari ed economiche, nei confronti del De Pietro, “colpevole” di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Maria Concetta Immacolata Fortuna, madre di Rosario Fiorillo, a causa della quale la donna stava dilapidando il patrimonio dell’intera famiglia. “Tale rapporto more uxorio – spiega un comunicato della Procura di Catanzaro – era fortemente osteggiato da Rosario Fiorillo che, ritenuto esecutore materiale del delitto, avrebbe proprio agito indisturbato, grazie al concreto apporto fornito dagli odierni destinatari della misura restrittiva”.

Le primissime attività investigative espletate all’epoca dell’uccisione del De Pietro avevano condotto all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti dei presunti responsabili, provvedimento che, tuttavia, non veniva convalidato per carenza di gravità indiziaria, con conseguente scarcerazione dei medesimi. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffale Moscato e Andrea Mantella, puntualmente riscontrate dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo Valentia, hanno poi permesso di cristallizzare ulteriori elementi posti quindi alla base del nuovo provvedimento restrittivo. Agli indagati sono contestate, inoltre, la detenzione e il porto di armi in luogo pubblico, oltre che le aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione.