“Le condotte di reato sono tali e tanti, protratte in un arco di tempo considerevole, che rendono evidente una personalità priva di dedizione al lavoro, capace di porre in essere artifici di ogni sorta pur di sottrarsi agli obblighi di servizio, potenzialmente capace di truffare l’Azienda pubblica di appartenenza anche in vista di ricavi minimi”. Per il gip Matteo Ferrante, Giuseppe Monterosso, dirigente medico dell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, finito nell'inchiesta "Camici liberi"si è reso protagonista di una serie di reati ai danni della Azienda ospedaliera, al punto che non può essere escluso il rischio di poterli reiterare. “L’indagato già nel 2019 era stato raggiunto da un provvedimento di sequestro e ha continuato, nonostante sapesse che ci fossero indagini in corso, nelle sue condotte illecite”. Il gip ha ritenuto di dover applicare per il medico la sospensione dell’esercizio della professione per la durata di un anno, in luogo degli arresti domiciliari richiesti dal pm Veronica Calcagno, perché “misura più proporzionata rispetto ai fatti contestati”, senza sminuire la truffa aggravata ai danni dell’Azienda: “E’ pacifico che l’indagato non ha mai rispettato l’orario di lavoro delle 38 ore settimanali stabilite dal contratto nazionale collettivo di lavoro, assicurando una sporadica presenza. E’ acclarato che al fine di ottenere l’indebita liquidazione per attività di missione in realtà mai espletata, abbia prodotto false attestazioni per dissimulare all’amministrazione di appartenenza il proprio assenteismo dal luogo di lavoro. Espedienti che hanno consentito all’indagato di percepire emolumenti stipendiali ed indennità di missione in alcun modo dovuti”.

 La ricostruzione dei fatti di investigatori e inquirenti. Monterosso, indagato per falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico, truffa aggravata e false attestazioni, ha ricevuto il nulla osta da parte dell’Azienda sanitaria Pugliese- Ciaccio di Catanzaro, di poter fruire di un periodo di distacco retribuito per la durata di un anno in un istituto clinico di Rozzano, per un aggiornamento tecnico- professionale. Le condizioni di lavoro da rispettare erano chiare: 38 ore di lavoro settimanali, la rendicontazione da parte della clinica del lavoro espletato con tanto di certificazione dell’attività operatoria e l’intera attività assistenziale svolta e la retribuzione dell’indagato sul conto dell’Azienda del Pugliese-Ciaccio. Condizioni contrattuali a cui Monterosso non si è attenuto, dal momento che, secondo la Procura, sarebbe stato lui stesso a presentare la documentazione apparentemente rilasciata dalla clinica, in cui veniva attestato lo svolgimento di diverse attività chirurgiche e ambulatoriali da parte del medico. Anche queste fittizie. L’attività di indagine delegata alla Guardia di finanza ha consentito di accertare la falsità di tutto il carteggio del medico, destinatario di un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, di 18.679,14 euro: la clinica ha disconosciuto la provenienza delle attestazioni presentate da Monterosso e gli investigatori hanno passato al setaccio tutte le certificazioni e la relazione finale dell’attività svolta nella struttura specialistica, notando una serie di discrasie: gli undici timbri e le undici carte intestate della clinica non corrispondevano  a quelli utilizzati dalla direzione sanitaria dell’Istituto clinico di Rozzano. In base poi ad ulteriori accertamenti si è scoperta la discontinuità del lavoro svolto da Monterosso. “Nessun dubbio sussiste sulla ipotizzata falsità e contraffazione. I documenti sono stati formalmente disconosciuti dai loro sottoscrittori e dalla relativa amministrazione di appartenenza. Nessun dubbio- scrive il gip- nemmeno sul fatto che Monterosso che ha materialmente consegnato tali documenti alla propria azienda ospedaliera sia l’autore materiale della falsificazione, il che risulta anche dalla consulenza grafologica che ha confermato come tutte le sottoscrizioni siano riconducibili alla mano di Monterosso”.

Le visite private.  Le attività di indagini hanno consentito di accertare ulteriori irregolarità  nell’espletamento  della prestazione lavorativa da parte di Monterosso. Nel 2015, l’Azienda ospedaliera aveva autorizzato l’indagato a svolgere l’attività libero-professionale intramoenia al di fuori dell’orario di lavoro durante la fascia pomeridiana, il lunedì dalle 15 alle 17 all’interno dell’azienda. Previsioni disattese. Ben 14 pazienti hanno confermato che il camice bianco aveva reso le prestazioni in regime libero- professionale in fasce orarie in cui l’indagato doveva formalmente essere in servizio come dipendente dell’Azienda ospedaliera.

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