Rinascita Scott, il latitante Tomaino in attesa di Riesame

E’ previsto il 3 marzo l’udienza davanti al Tdl di Catanzaro per il sodale della cosca Ranisi, alias “Il Lupo”, accusato di estorsione e danneggiamento

Si discuterà il prossimo 3 marzo il Riesame di Domenico Tomaino, detto “il Lupo”, 29 anni di Vibo, il latitante destinatario di una misura cautelare in carcere nell’ambito della maxi operazione della Dda di Catanzaro, nome in codice “Rinascita Scott”, che ha portato il 19 dicembre scorso all’arresto di 334 indagati. Il legale difensore Vincenzo Ranieri del foro di Catanzaro ha chiesto ai giudici del Tdl l’annullamento dell’ordinanza per l’indagato, che risponde di estorsione e danneggiamento aggravato dalle modalità mafiose.  Fratello di Giuseppe Antonio, Tomaino è  un esponente della ‘ndrina Ranisi, per conto della quale si sarebbe prodigato a mettere in atto una richiesta estorsiva di 2mila euro al concessionario di auto Giovanni Corigliano, mantenendo, comunque, rapporti con esponenti della consorteria di Zungri, in particolare con Gregorio Niglia. L’indagato, secondo le ipotesi accusatorie, sarebbe intervenuto per risolvere controversie tra sodali della propria consorteria e di altri sodalizi, oltre che per il ritrovamento di veicoli. Il collaboratore Arena ha riferito agli inquirenti che Domenico Tomaino è un sodale con la dote della camorra, al quale tuttavia viene riconosciuto scarso valore criminale nella consorteria, sebbene tenuto in considerazione dal cognato Salvatore Morelli “per mandare e ricevere ambasciate”.

Atti intimidatori e le minacce. Il pentito ha citato alcuni episodi che avevano portato Tomaino a perdere credito in seno al proprio gruppo criminale e nell’intera criminalità organizzata, precisando che “Il Lupo” si avvaleva del proprio fratello minore per compiere alcune azioni delittuose commissionate dalla consorteria, eccetto il caso dell’atto intimidatorio commesso ai danni di Francesco Patania, detto “Ciccio Bello”, utilizzando il cadavere di un delfino, posizionato nella sua attività. La dote di camorrista gli sarebbe stata concessa da Andrea Mantella, tant’è che a seguito della collaborazione di questo ultimo volle cambiare copiata, come fece suo cognato Morelli. Secondo il pentito Arena, Tomaino sarebbe stato solito “a compiere tragedie”, raccontando quando Tomaino in cella con Emanuele Bruno, insultò e minacciò una guardia penitenziaria, al punto che quest’ultima reagì sfidando l’indagato a fare quanto minacciato  e Tomaino fu costretto ad abbozzare. Un gesto, a detta del pentito, “che ha colpito Emanuele Bruno al punto che da allora ne parla male”.  Anche il collaboratore Andrea Mantella conferma che l’indagato era passato sotto il potere di Salvatore Morelli, occupandosi di danneggiamenti e di raccogliere i proventi estorsivi sul territorio di competenza. Le dichiarazioni di Mantella e Arena fanno quadrato con quelle di Raffaele Moscato, il quale ha precisato che Tomaino era entrato a far parte di una nuova ‘ndrina costituita a Vibo da Domenico Camillò e della quale facevano parte gran parte dei componenti del gruppo promosso da Mantella. (g. p.)