Rinascita Scott, Pittelli di nuovo davanti ai giudici del Riesame

Ad aprile si discuterà il ricorso contro la decisione con cui il gip ha bocciato la richiesta dei domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico

giancarlo pittelli

Ci sarà un nuovo Riesame per il noto penalista del foro di Catanzaro Giancarlo Pittelli, arrestato il 19 dicembre scorso nell’ambito della maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, “Rinascita Scott” e recentemente sospeso per un anno dalla professione dal Consiglio distrettuale di disciplina forense. I legali difensori dell’indagato, l’avvocato Salvatore Staiano e Guido Contestabile, hanno proposto ricorso al Tribunale della Libertà contro la decisione del gip Barbarà Saccà che ha bocciato la richiesta di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari fuori regione con l’uso del braccialetto elettronico. I legali proveranno il 23 aprile prossimo, in sede di appello cautelare, di fronte ai giudici del Riesame del Tribunale di Catanzaro a smontare le argomentazioni con cui il gip ha respinto la loro richiesta. E non è la prima volta che il caso Pittelli approda al vaglio del Riesame: nel mese di gennaio i difensori avevano chiesto invano al Tdl l’annullamento dell’ordinanza della misura cautelare in carcere.

Le ragioni del gip. Per il gip la richiesta difensiva non costituisce un fatto nuovo, sopravvenuto, presupposto necessario per una nuova valutazione di quelle che sono le esigenze cautelari.  Una richiesta bocciata anche in considerazione della decisione del Riesame di confermare l’ordinanza di misura cautelare in carcere per Pittelli, detenuto al carcere di Nuoro e rispetto alla quale si attendono nei prossimi giorni le motivazioni. In questo caso i giudici del Tdl hanno solo riqualificato il fatto da associazione a delinquere di stampo mafioso in concorso esterno, che per il gip si traduce “ in una condotta di maggiore allarme sociale tanto da pretendere e ribadire la scelta della massima misura custodiale, scelta che lo stesso tribunale del Riesame avrebbe potuto modificare, selezionando la misura più gradata degli arresti domiciliari e che evidentemente non ha ritenuto congrua e proporzionata rispetto alla personalità dell’indagato e al pericolo cautelare evidenziato.  La recente valutazione del Tdl non può considerarsi superata dal momento che non sono sopraggiunti fatti nuovi, idonei ad incidere sull’apprezzamento del pericolo attuale e concreto di reiterazione del reato e di quelli commessi con l’aggravante mafiosa”.

Le relazioni per trovare scappatoie.  Nelle motivazioni con cui il gip rigetta per l’ex parlamentare gli arresti domiciliari fuori regione e con il braccialetto elettronico, viene ribadito nero su bianco che “le relazioni a tutti i livelli, con esponenti delle Forze dell’ordine, dei servizi segreti, delle cancellerie dei vari tribunali , di alte personalità costruite e mantenute da Pittelli  nel corso di tantissimi anni non sono certo venute meno in questo frangente e a tali relazioni l’indagato potrebbe facilmente appigliarsi, nella particolare vicenda umana che lo vede coinvolto, a favore di se stesso”. Tra l’altro, “lo spazio di azione dell’indagato nella commissione dei reati non si circoscrive alla regione Calabria, ma involge uno spazio molto più ampio, avendo dimostrato di possedere importanti conoscenze quanto meno in tutta Italia”.

 Il rischio di reiterare il reato.  E a riprova di questo argomento il gip fa riferimento alla perquisizione avvenuta nel domicilio e nello studio Pittelli, in sede di esecuzione della misura cautelare, in cui è stato trovato un foglio manoscritto, vergato dallo stesso penalista in un periodo antecedente il blitz, “nel quale l’indagato aveva approfondito una scaletta di giustificazioni relative ai precisi temi di indagine, in effetti trattati in ordinanza”. Un fatto questo non trascurabile per il giudice ai fini “del concreto e attuale pericolo di reiterazione delle condotte criminose”.