Il pentito Arena, il cane ucciso in centro a Vibo e le riunioni al cimitero

Il collaboratore di giustizia indica i presunti colpevoli della macabra uccisione del cane appeso alla porta di un negozio e svela i retroscena sulle “importanti” radici della ‘ndrangheta in Toscana

Bartolomeo Arena parla con gli inquirenti. Interrogatori fiume di oltre dodici ore nel quale il pentito vibonese ha riempito pagine e pagine di verbali confluiti nella maxi inchiesta “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta vibonese e depositati dalla Dda di Catanzaro nel processo “Nemea” contro i Soriano di Filandari. Ai magistrati che lo hanno interrogato ha fornito numerosi dettagli, svelando particolari inediti dal punto di vista investigativo.

Gli incontri al cimitero. Il cimitero di Longobardi, ad esempio, è stato indicato come luogo privilegiato per le riunioni di ‘ndrangheta. È quanto emerge dall’interrogatorio che il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena ha reso lo scorso novembre, riferendo agli inquirenti come ci siano stati diversi appuntamenti presso il camposanto della piccola frazione di Vibo aventi ad oggetto “le strategie ‘ndranghetistiche del gruppo”. Perché un luogo del genere? La risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare: si trattava di “colloqui riservati e non intercettabili”. E così quando si dovevano affrontare argomenti particolarmente importanti – come appunto le strategie criminali – si preferivano luoghi tranquilli e poco frequentati, sicuramente al riparo da eventuali intercettazioni. Gli stessi appuntamenti venivano fissati non tramite contatti diretti, preferendo fare ricorso ad “ambasciate” portate da soggetti non appartenenti alla consorteria criminale ma comunque legati ad essa, ad esempio tramite il cognato di uno dei presenti alla riunione.




I “soliti ignoti”. Dalle parole di Bartolomeo Arena viene anche fuori tutta la violenza criminale di cui sono capaci gli appartenenti alla ‘ndrangheta. Non solo per faide, estorsioni e lotte di potere. Ma anche per motivi che chi è fuori da quel mondo fatica a non definire futili. Così, ad esempio, vengono esplosi colpi di pistola all’indirizzo di alcuni soggetti di cittadinanza bulgara, solo per soddisfare la richiesta di una zia infastidita. Ma anche nei confronti di un circolo, in quanto i titolari “non avevano portato rispetto in occasione del lutto di Mico Pardea”. Come? semplicemente “lasciando aperta l’attività”. O ancora viene incendiata la macchina di una donna per il solo motivo di aver “risposto male” alla madre del pentito. È stato anche citato l’episodio – risalente a novembre del 2018 – del cane ucciso e appeso alla porta di un negozio nel centro di Vibo, riferendo, in questo caso, di aver appreso che i responsabili fossero i (da lui definiti) “soliti ignoti”, ovvero: Mommo Macrì, Giuseppe Suriano, Luigi Federici e Domenico Camillò.

Le importanti radici in Toscana. Nel lungo interrogatorio sono state anche citate diverse città del nord Italia: soggetti vicini all’ambiente mafioso trasferitisi a Varese, l’esistenza di un locale di ‘ndrangheta ad Alessandria, e una Società mafiosa presente a Lucca. Quest’ultima, in particolare, viene presentata come rilevante per gli interessi mafiosi: “La Società di Lucca è importante nella ‘ndrangheta, è riconosciuta da Polsi ed è una distaccata della Locale di Rosarno. All’interno di tale Società ci sono ‘ndranghetisti rosarnesi, vibonesi e dell’area tirrenica calabrese in generale”. Ricordiamo che nel corso della maxi inchiesta “Rinascita-Scott” dello scorso dicembre ci sono stati arresti e perquisizioni anche in alcune province della Toscana.

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