Il pentito Arena e la lista degli imprenditori vibonesi in odore di ‘ndrangheta

Il collaboratore di giustizia inizia a svelare i primi nomi dei professionisti che avrebbero avuto legami con i Mancuso di Limbadi

E’ slittata al prossimo 18 marzo la deposizione del nuovo collaboratore di giustizia della ‘ndrangheta vibonese Bartolomeo Arena nell’ambito del processo “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. L’esordio assoluto in video collegamento con l’aula bunker del Tribunale di Vibo è stato dunque rimandato di un mese ma nelle scorse udienze il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci ha depositato una serie di verbali riempiti dal pentito con parti inedite già confluite tra le carte della maxi-inchiesta “Rinascita Scott”.

Come si diventa ‘ndranghetista. In uno degli interrogatori al quale Arena è stato sottoposto tra ottobre e novembre dello scorso anno, si parla della struttura di ‘ndrangheta a Vibo e delle regole dell’organizzazione. “Per quanto riguarda l’affiliazione di un nuovo componente al sodalizio – riferisce il collaboratore di giustizia – quest’ultimo viene condotto da un sodale, il quale a sua volta può chiedere al futuro affiliato di rivolgersi ad altro affiliato o anche al boss. Così si passa parola che il giovane sta chiedendo un Fiore. In tale contesto il giovane potrebbe essere messo alla prova per verificare le sue capacità criminali e quindi gli può essere chiesto di compiere qualche azione criminale. Così facendo da ‘Contrasto onorato’ si diventa ‘Giovane d’Onore’, ovvero in procinto di diventare un futuro ‘Picciotto’, già accettato dal sodalizio”. Un percorso non seguito da Bartolomeo Arena: “Io – chiarisce – provenivo da una famiglia di ‘ndrangheta ed avevo già fatto azioni ed accoltellamenti”. Dopo il Picciotto, viene quindi la dote di Camorrista e quindi quella di Sgarrista. “Per ottenere lo Sgarro bisogna macchiarsi di sangue, rendersi autore di sparatorie o accoltellamenti. Fino alla dote di Sgarro si appartiene alla Società Minore, tuttavia lo Sgarrista può interloquire oltre che con la Minore, anche con la Società Maggiore”. Arena avrebbe partecipato sin da “sgarrista” a riunioni tra uomini della Maggiore in quanto nipote del presunto boss Domenico Camillò, capo riconosciuto di una delle ‘ndrine operanti a Vibo. “Con la dote della Santa allo ‘ndranghetista – spiega il pentito – è consentito avere contatti con esponenti delle istituzioni e persino con le forze dell’Ordine”. Dopo la Santa viene il Vangelo, il Trequartino, il Quartino ed il Padrino. “Poi – aggiunge – ci sono doti speciali, ho sentito nominare Bartolo, Conte, Ugolino ed altre. Si dice che siano 23 in tutto”.




La figura di Luigi Mancuso. Bartolomeo Arena si sofferma sul ruolo di Luigi Mancuso. “Adesso – afferma – sta cercando di formare una Provincia a Vibo Valentia, un Crimine vibonese, con il consenso della ‘ndrangheta di Polsi e quindi di tutta la Calabria”. Secondo quanto riferito dal pentito agli inquirenti, il capo dei capi della ‘ndrangheta vibonese “sta portando avanti una politica di pace tentando di riappacificare tutte le consorterie”. Il rapporto tra le ‘ndrine di Vibo con i Mancuso è stato sempre molto complesso generando anche contrasti interni ai vari gruppi presenti in città. Secondo Arena Salvatore Morelli, ritenuto “fedele” ai Piscopisani, e Domenico Macrì, detto “Mommo”, sarebbero stati in contrasto con i Mancuso al contrario del gruppo facente capo a Francesco Antonio Pardea che si sarebbe ultimamente avvicinato ad alcuni esponenti della famiglia di Limbadi. “Luigi Mancuso – precisa Arena – era di fatto il capo carismatico, dal punto di vista criminale, di tutta l’area del vibonese. Questo potere era ed è anzitutto un potere di fatto che gli è riconosciuto sia dalle varie famiglie del vibonese, sia ai livelli più alti delle più importanti famiglie dell’intera ‘ndrangheta calabrese”. Un potere che – secondo il pentito – sarebbe riconosciuto anche dai Piromalli, dai De Stefano e dai Pesce. “Posso aggiungere – ribadisce – che di recente ho avuto notizia dell’intenzione di Luigi Mancuso di riordinare tutta l’area del Vibonese, riconoscendo a ciascuna famiglia il potere ‘ndranghetistico sul territorio in modo da costituire un Crimine nella provincia di Vibo”. 

Gli imprenditori della ‘ndrangheta. Arena inquadra, quindi, i Mancuso come una delle famiglie più importanti dell’intera ‘ndrangheta e aggiunge: “Forse sono più potenti degli stessi Piromalli e Pesce con cui sono federati, dei De Stefano, paragonabili soltanto a famiglie altrettanto potenti come i Commisso di Siderno, gli Alvaro di Sinopoli e i Grande Aracri di Cutro”. Ai Mancuso sarebbero legati diversi imprenditori i cui nomi sono coperti per gran parte da omissis. Arena ne fa qualcuno ma si riserva di indicarne altri. “Tra questi – riferisce – ci sono i Daffinà cognati del giudice Bianchi e imprenditori nelle mani di ‘Vetrinetta’, ovvero Mancuso Pantaleone, fratello del citato Luigi”. Nella lista degli imprenditori che il collaboratore di giustizia indica nelle “mani” dei Mancuso cita il costruttore Francesco Michelino Patania, detto “Ciccio Bello”. “E’ nelle mani – dice – di Antonio Mancuso ed è stato anche sparato qualche anno addietro in quanto lo aveva mandato a chiamare Luigi Mancuso e lui non si è presentato”. Arena parla anche di Gianfranco Ferrante del Cin Cin Bar, arrestato nell’ambito della maxi inchiesta “Rinascita Scott”: “E’ un altro imprenditore che ricicla i soldi dei Mancuso. Si dice che detenga circa 400mila euro per conto di questi ultimi prestando anche denaro ad usura o investendoli in costruzioni”. Per Arena Gianfranco Ferrante sarebbe uno degli uomini di fiducia di Luigi Mancuso. Non sarebbe il solo e gli omissis che coprono i verbali del 43enne collaboratore di giustizia di Vibo fanno tremare i “colletti bianchi” e chi, a vario titolo, ha fatto affari con la ‘ndrangheta. Le inchieste della Dda di Catanzaro potrebbero presto smascherarli.