Stagiste vessate nella Corte di appello di Catanzaro, un indagato

Una storia di stalking all’interno degli uffici giudiziari. La Procura fa dietro front e chiede l’archiviazione, ma c’è opposizione

Due stagiste nell’Ufficio esecuzioni penali della Corte di appello di Catanzaro costrette a subire vessazioni, atti persecutori e di più. Una, palpeggiata sul fondo schiena, l’altra toccata al seno e baciata sulle labbra. Entrambe hanno respinto le avance dell’assistente giudiziario, un rifiuto che è costato caro alle due tirocinanti, perché il dipendente avrebbe preteso da una di loro lo svolgimento di mansioni esorbitanti o comunque non confacenti all’oggetto del tirocinio, come il trasporto diretto e di persona nella sua stanza dei fascicoli da lavorare e una serie di atteggiamenti provocatori in cui  l’assistente giudiziario avrebbe fatto valere la sua superiorità gerarchica qualificando la ragazza con l’appellativo di  “semplice commessa”. Nei confronti dell’altra vittima avrebbe all’inizio assunto un comportamento di distacco e di indifferenza, poi trasformatosi in atteggiamento sprezzante, arrogante e vessatorio. E’ stata la denuncia delle stagiste a far scattare l’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Corrado Cubellotti, che ha iscritto nel registro degli indagati P. G., 66enne per stalking. Una storia di prevaricazioni consumatisi negli uffici della Corte di appello e riferita dalle due tirocinanti, non solo ad altri dipendenti, ma anche ai dirigenti del loro ufficio, ricevendo come risposta o di desistere dall’intraprendere qualsiasi iniziativa contro l’assistente giudiziario o negando un confronto diretto con le vittime.

Gli altri sapevano. I dipendenti ai quali era stato riferito l’accaduto si sono mostrati solidali con le tirocinanti, narrando episodi analoghi che altre persone avrebbero subito dall’indagato, salvo poi ritrattare tutto quando sono stati convocati dal pm a sommarie informazioni. Il pubblico ministero Cubellotti, titolare del fascicolo, ha fatto un passo indietro, chiedendo l’archiviazione del 66enne sul presupposto che i comportamenti denunciati  non appaiono tali da integrarsi nel reato di stalking, “non presentano quella pervasività idonea a provocare uno stravolgimento generale della vita delle persone offese, dovendosi più correttamente circoscrivere la portata offensiva al solo contesto lavorativo”.

Il dietro front del pm. A parere del magistrato, “le condotte persecutorie non sono mai debordate in atti di violenza o minaccia di rilevante gravità”. Tuttavia pur non integrando gli estremi del reato di stalking, appaiono riconducibili “ad una diversa fattispecie che consiste nell’ abituale denigrazione, vessazione ed umiliazione posto in essere sui luoghi di lavoro da colleghi o superiori gerarchici ai danni di altri colleghi o dipendenti finalizzata ad ottenerne l’isolamento o addirittura il licenziamento”. In sostanza si tratterebbe di mobbing che “tuttavia – si legge nella richiesta di archiviazione – questi comportamenti pur essendo scevri da profili di rilevanza penale, producono comunque dei sensibili effetti di turbamento e frustrazione psicologica in chi li subisce, ragion per cui le vittime devono comunque ricevere un’adeguata tutela nelle sedi civili competenti, in termini di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale patito”.  Il magistrato esclude anche l’ipotesi del reato di violenza sessuale subito dalle tirocinanti, trattandosi di un unico episodio, non reiterato nel tempo, dovendosi invece  parlare “di uno spregiudicato e sconveniente tentativo di approccio sessuale”.

“Richiesta di archiviazione illogica”. Una richiesta di archiviazione definita “illogica” dall’avvocato Valerio Murgano, difensore di una delle parti lese, che si è opposto alla richiesta di archiviazione, chiarendo che i fatti narrati dalle tirocinanti “delineano un contesto allarmante nel palazzo di giustizia della Corte di appello di Catanzaro. Il pm, titolare del fascicolo, non dimostra di dubitare del racconto delle vittime, ma ritiene erroneamente che le condotte non integrino alcuna fattispecie di reato, nonostante le stesse abbiano rappresentato con dovizia di particolari i gravi comportamenti subiti dall’assistente giudiziario”.  A parere del legale, l’assistente giudiziario avrebbe abusato della sua funzione di pubblico ufficiale, con comportamenti vessatori, proseguiti ben oltre la consumazione del reato a sfondo sessuale “determinando un grave stato di ansia e turbamento tale da modificare le abitudini di vita, i rapporti con i colleghi e le stesse scelte lavorative”, sottolineando il clima di omertà “proprio all’interno di quelle istituzioni che simili atteggiamenti dovrebbe contrastare. Il clima di reticenze appare ancora più evidente nelle trascrizioni dei file audio prodotti dalle persone offese e che il pm neanche cita nell’atto. Le registrazioni attestano che le due ragazze hanno provato a lamentarsi e a risolvere il problema denunciando tutto ai loro dirigenti, senza ricevere tutela, anzi  sono state avvertite del rischio di essere trasferite dalla sede di lavoro, circostanza poi avveratasi”. L’opposizione alla richiesta di archiviazione verrà discussa lunedì a Palazzo Ferlaino davanti al gip nel corso dell’udienza camerale a porte chiuse.