Psicosi coronavirus anche sui pacchi, postini in allarme

I sindacati chiedono alle Poste “misure contro il contagio”. E Alibaba rinuncia alle consegne con i fattorini

L’allarme coronavirus estende il suo dominio: prima dagli animali alle persone, ora dalle persone alle merci. Nel timore che proprio le merci – alla fine del cortocircuito epidemico – possano di nuovo infettare le persone (oltre che l’economia). L’argomento è sufficientemente universale per stimolare dibattiti e paure. E per guizzare su tutti i media in base all’onnivalente principio di precauzione. Che un trasportatore cinese, verosimilmente dotato di mascherina, possa sbavare di soppiatto sull’imballo del tostapane recapitando il coronavirus al consumatore finale europeo è ipotesi che confligge anche con i tempi dei noli marittimi. Ma che in caso di ulteriore diffusione del morbo tra Asia, Stati Uniti ed Europa, anche le merci possano diventare vettori settici è argomento invece degno di attenzione. Il possibile contagio da merce a uomo merita quindi adeguate contromisure in tutti i centri di logistica o di recapito con consegna mittente-destinatario entro i nove giorni: quelli di vita del virus sulle superfici esterne, secondo i primi studi.

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