Strage di ‘ndrangheta nel Crotonese, quattro indagati del clan Farao

La Dda di Catanzaro ha chiuso il cerchio sull’omicidio Pirillo e sul ferimento di sei persone, tra cui una bimba di soli 11 anni

Hanno organizzato il commando di fuoco pronto ad uccidere un affiliato alla cosca Farao Marincola di Cirò, perché ritenuto “un nemico” da eliminare.  A volto coperto, a bordo di due scooter e di una Hyundai i sicari sono entrati in azione facendo irruzione in un ristorante di Cirò Marina nel Crotonese sparando una scarica di colpi di arma da fuoco, uccidendo un uomo e ferendo alcuni avventori tra cui una bambina di soli undici anni, che la vittima teneva sulle sue gambe. Con le accuse di strage, detenzione illegale di armi e lesione personale, reati aggravati dalla mafiosità, i sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Domenico Guarascio hanno chiuso le indagini con contestuale informazione di garanzia a carico di Giuseppe Farao, 73 anni, di Cirò ; Silvio Farao, 72 anni, di Cirò; Cataldo Marincola, 59 anni, nato a Cirò e residente a Sulmona; Giuseppe Spagnolo, 51 anni, nato a Cirò e residente a Sulmona, accusati dell’omicidio di Vincenzo Pirillo, avvenuto il 5 agosto 2007 a Cirò Marina.

Pioggia di fuoco. Sarebbero stati loro a promuovere e ad organizzare il gruppo criminale “composto da un numero non inferiore a 5, rimasti sconosciuti”. Alcuni di loro, avrebbero svolto il ruolo di sentinelle, controllando le vie di ingresso e di uscita del locale, mentre altri due si sarebbero introdotti nell’affollata veranda del ristorante esplodendo diversi colpi di arma da fuoco, quattro dei quali all’indirizzo di Vincenzo Pirillo, che in quel momento stava cenando con i propri familiari e amici  seduto ad un tavolo. Inutili i tentativi di rianimarlo, Pirillo è morto poco dopo il suo arrivo all’ospedale civile di Crotone. Un delitto voluto dalla famiglia di ‘ndrangheta dei Farao-Marincola: Pirillo, nonostante appartenesse alla cosca era  ritenuto ostile dai vertici della consorteria. Un delitto dai motivi abietti secondo la Dda, guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, compiuto in nome dei Farao per mantenere il controllo su Cirò. La scarica di colpi quel 5 agosto di tredici anni fa, ha ferito sei persone, una bimba di 11 anni, raggiunta da un proiettile alla spalla, 4 avventori alle gambe  e uno da schegge di vetro, con prognosi giudicate guaribili dai dieci ai trenta giorni.  Gli indagati, assistiti dagli avvocati Gregorio Viscomi, Francesco Gambardella, Gianni Russano e Tiziano Saporito,  avranno venti giorni di tempo per essere sentiti, rendere spontanee dichiarazioni e compiere ogni atto utile all’esercizio del diritto di difesa, prima che i magistrati, contitolari del fascicolo procedano con la richiesta di rinvio a giudizio.