Anziani ricoverati, vessati con gratuite umiliazioni in quella che è stata ribattezzata "la clinica degli orrori", da operatori socio-sanitari educatori, infermieri professionali, direttore sanitario compreso, indifferenti verso “i più elementari bisogni di assistenza dei degenti, tenendo nei loro confronti una condotta  inutilmente severa, mortificante e in diverse occasioni molesta, persecutoria e violenta tale da incidere sulla qualità di vita degli anziani ospiti ,costretti a trascorrere l’intera giornata seduti sulle sedie posizionate in una sala comune”. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Stefania Paparazzo ha chiuso le indagini sull’inchiesta sui presunti maltrattamenti nella casa di cura del Catanzarese, denominata "San Francesco Hospital", che ha portato la Guarda di finanza a notificare il primo aprile 2019 su richiesta della Procura un’ordinanza  di misura cautelare, vergata dal gip Francesca Pizii, agli arresti domiciliari per due operatori soci sanitari, il divieto di dimora per due oss, oltre a notificare 11 avvisi di garanzia. Non senza sorprese. Nel 415bis, spunta anche il nome dell'infermare professionale Antonio Lagrotteria, 30 anni di Catanzaro, accusato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

I nomi dei 17 indagati e le ipotesi di accusa. Sotto inchiesta: Luca Pilato, 38 anni  di Catanzaro; Marco Rocca, 43 anni Catanzaro; Antonio Rotella, 54 di Settingiano; Francesco Voci, 38,  di Catanzaro ; Antonio Munizza, 46 anni, Settingiano; Antonino Massara, 55 anni Catanzaro; Giuseppe Bonifacio, 48 anni, Catanzaro; Anna Iannoccari, 58, Catanzaro ; Antonio Papuzzo,50 anni, Lamezia Terme; Rita Cerminara, 37 anni, Soveria Mannelli; Concetta Scarfone, 58 anni,  Catanzaro; Marco Amoroso, 34 anni Catanzaro;  Maria Teresa Lucia Pontieri, 60 anni, residente a Catanzaro; Luca Scardamaglia, 35 anni, Lamezia Terme; Caterina Serratore, 51 anni, Filadelfia; Etleva Ramaj, 51 anni, nata a Vlora (Albania) e residente a Catanzaro e Antonio Lagrotteria, 30 anni, Catanzaro.  Le accuse vanno a vario titolo, dai maltrattamenti, al sequestro di persona in concorso e alle lesioni personali colpose.

I maltrattamenti e il sequestro di persona.  Secondo le ipotesi di accusa il personale dipendente avrebbe tenuto un atteggiamento provocatorio, molesto nei confronti degli anziani ospiti, afferrati con forza, sgridati, colpiti a schiaffi sul viso, sulla fronte, sul corpo, minacciati con una scopa in mano  “ te la rompo in testa” e derisi. Un anziano, in particolare, sarebbe stato privato  della sua libertà personale, costretto mediante l’applicazione di una fascia di contenzione (una pettorina) a rimanere ancorato alla sedia a rotelle, legando la stessa carrozzina al corrimano presente nella stanza e posizionando un tavolino davanti allo sterno dell’anziano per impedirgli qualsiasi movimento. Tutto questo sarebbe avvenuto in base ad una disposizione impartita dalla stessa Pontieri al personale infermieristico, agli Oss e ai fisioterapisti. Avrebbe omesso, tra l’altro, secondo le ipotesi di accusa, di effettuare il monitoraggio periodico dello stato psico- fisico dell’anziano ospite, prolungando la sottoposizione alla contenzione per oltre un anno.  In un’altra circostanza, in qualità di medico e di direttore sanitario della Rsa San Francesco, Pontieri non avrebbe adottato per negligenza, imprudenza e imperizia, tutte le misure idonee a garantire una adeguata alimentazione di una paziente affetta dal morbo di Alzheimer, procurandole lesioni personali consistite in una grave malnutrizione e disidratazione che ne avrebbero determinato il ricovero in ospedale il 26 dicembre 2016 e il 9 giugno 2017. Il pubblico ministero ha preferito non attendere oltre, (visti i vari rinvii di udienza) l’esito del Riesame, con cui in prima istanza aveva chiesto gli arresti domiciliari per tutti e in seconda battuta la sanzione interdittiva del divieto di esercizio della professione sanitaria per la durata di un anno. Adesso gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o rilasciare dichiarazioni o depositare memorie difensive, compiendo ogni atto utile per l’esercizio del diritto di difesa, prima che il magistrato proceda con la richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.