Mantella, le confessioni di Petrini e le informative del Ros: tremano i giudici “corrotti”

Tutti gli indizi lasciano presagire che presto sul tribunale di Catanzaro si abbatterà un vero e proprio tsunami giudiziario

“Genesi”. Un nome che già dice tutto. Significa origine e potrebbe essere solo l’inizio di un qualcosa di davvero sconvolgente. Tutti gli indizi lasciano presagire che presto sul tribunale di Catanzaro si abbatterà un vero e proprio tsunami giudiziario. Il verbale “esplosivo” di Andrea Mantella, ex boss della ‘ndrangheta vibonese, oggi collaboratore di giustizia di punta dalla Dda di Catanzaro (LEGGI QUI), non è il solo a chiamare in causa le presunte “toghe sporche” presenti nel distretto giudiziario catanzarese.

Le confessioni di Santoro e Petrini. C’è di più, però, a disposizione dei magistrati della Procura di Salerno (titolari delle indagini su ipotesi di reato che coinvolgono i colleghi catanzaresi), dove nelle prossime ore si insedierà il nuovo procuratore capo, Giuseppe Borrelli, già aggiunto a Catanzaro fino a qualche anno fa prima di transitare con lo stesso ruolo a Napoli. A far tremare avvocati, giudici, politici e “colletti bianchi” che a vario titolo hanno favorito o preso soldi dai clan della ‘ndrangheta per “aggiustare”, “addomesticare” o “addolcire” processi penali, civili e tributari, ci sono ora anche le confessioni di alcuni dei principali indagati dell’inchiesta “Genesi”: il “faccendiere” Emilio Santoro, detto “Mario” e, addirittura, il giudice Marco Petrini. Entrambi collaborano con il procuratore vicario di Salerno Luca Masini e i loro verbali sono pieni di nomi, fatti, circostanze ma, soprattutto, omissis. Il giudice avrebbe riempito due verbali di interrogatorio coperti al momento da segreto istruttorio che promettono sviluppi clamorosi perché svelano – come lo stesso pm Masini ha rivelato –  “una caterva di episodi corruttivi” che riguarderebbero politici e avvocati.

Giudici a cena da Pittelli. A Salerno sono finite anche tre informative inviate dai carabinieri del Ros nell’ambito delle indagini che hanno portato all’operazione “Rinascita-Scott” e che ricostruiscono i contatti tra l’avvocato Giancarlo Pittelli e alcuni magistrati del distretto giudiziario di Catanzaro. Tra gli atti inviati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ai colleghi salernitani c’è anche l’ormai famosa cena che si sarebbe svolta a casa di Pittelli nel maggio del 2018 e alla quale avrebbero partecipato otto magistrati e altri professionisti, tra i quali anche un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Una cena “intercettata” dalle cimici piazzate dai carabinieri del Ros che, oltre all’elenco dei partecipanti, avrebbero annotato sui loro taccuini una serie di dialoghi ora al vaglio degli inquirenti.

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