Nuovo piano per uccidere Gratteri, i clan coalizzati assoldano il killer

Vertice in Prefettura, potenziati i dispositivi di sicurezza. In corso le indagini per sventare l’attacco al procuratore capo di Catanzaro

Ci hanno provato più volte a farlo fuori negli anni passati, tentativi falliti, perché sono arrivate prima le maxi operazioni, gli arresti, rispetto all’ordine di esecuzione della condanna a morte di colui che dalle ‘ndrine è considerato il magistrato più temibile: “questo se non lo fermano, li piglia tutti”.  Ma adesso la ‘ndrangheta si coalizza con diverse famiglie e marca stretto per non mancare il bersaglio, in una logica di scambio di favori tra le varie organizzazioni criminali.  La parola d’ordine è uccidere il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri e i boss avrebbero già assoldato il killer, pronto a sparare con armi ad alto potenziale esplosivo. Sono in corso le indagini per sventare l’ennesimo attacco contro il procuratore capo, ma nulla trapela sui nomi dei mandanti, degli esecutori o il luogo dell’attentato. Il comitato per la Sicurezza e l’Ordine pubblico di Catanzaro si è riunito, nei giorni scorsi al Palazzo di Governo, dove erano presenti oltre al prefetto Francesca Ferrandino anche il questore Amalia Di Ruocco, le Forze dell’Ordine e l’avvocato generale Beniamino Calabrese. Un incontro all’esito del quale si è deciso di potenziare i dispositivi di sicurezza per Gratteri, anche da un punto di vista logistico. Nuove macchine corazzate per gli uomini della scorta inviate dal ministero dell’Interno e diverse misure di protezione.

Il nemico dei clan da “abbattere”. Il magistrato non molto tempo fa è finito nel mirino dei clan del Crotonese e di Siderno ai quali i magistrati della Dda coordinata da Gratteri hanno inferto un durissimo colpo con le operazioni “Borderland”, “Jonny” e “Malapianta”. In quest’ultima operazione scattata nel maggio del 2019, che ha portato al fermo di 35 persone, in un’intercettazione, la ‘ndrangheta paragona Gratteri a Falcone, definendolo “un morto che cammina”. “Guaglio uno di questi… uno… na botta… uno di questi è ad alto rischio ogni secondo… Un morto che cammina… Eh… Falcone come è stato. Quando ha superato il limite… Se lo sono cacciato!!!”, interloquendo anche sul luogo di domicilio di Nicola Gratteri: “Ma questo dove abita…? A Catanzaro? Ma questo ha tutti posti segreti”. “Vabbè volendo. Lo scoprono!!”.

La ‘ndrangheta lo tiene d’occhio. Nel blitz “Infection”, l’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro e  di Reggio Calabria, scattata nello scorso mese di dicembre,  è emerso come il magistrato è tenuto sotto osservazione dai clan. “E’ stato in America, le indagini sono partite da lì, dall’America … per andare in Colombia … ma perché li hanno presi a tutti di quelle zone di Reggio Calabria, tutti lui li ha fatti prendere … Gratteri. E adesso è passato dalle parti di Crotone … di Catanzaro”. E in una conversazione tra Antonio Ribecco, ritenuto il referente del boss Cosimo Commisso a Perugia dove è arrivato da Cutro, e suo fratello Natale risalente a fine maggio del 2017, si fa chiaro riferimento ad un attentato contro il procuratore capo. “Però… però quattro o cinque anni fa… l’hanno fallito (l’attentato ndr). Stava andando a Crotone… per lui avevano trovato pure i cosi… o si sono spaventati…”.



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