Il “ruolo” di Catizone nel tentativo fallito di arrivare alla giudice De Franco

Antonio Saraco si sarebbe rivolto a Lorenzo Catizone e lo avrebbe contattato più volte per “un grosso favore”, aggiustare una sentenza che riguardava il clan Gallelli ma soprattutto suo padre.

C’è anche un tentativo di corruzione nei confronti del Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Loredana De Franco tra le carte dell’inchiesta Genesi, coordinata dalla Dda di Salerno, che ha portato questa mattina all’arresto di otto persone tra cui un giudice e due avvocati. Nella fattispecie, la conversazione vede primi attori Lorenzo Catizone, marito della giudice De Franco e fratello dell’ex sindaca di Cosenza Eva Catizone, e Giuseppe Caligiuri.

I fatti sono riconducibili allo scorso anno, a cavallo tra i mesi di giugno e luglio 2019. Prima una conversazione ambientale nella quale Francesco Saraco, uno degli avvocati arrestati, “aveva dato incarico a Tursi Prato”, ovvero a Giuseppe Tursi Prato, finito anch’egli in carcere questa mattina, di attivarsi per avvicinare la dottoressa Loredana De Franco, presidente del collegio che avrebbe dovuto emettere la sentenza di appello nei confronto del padre Antonio Saraco: “Questa – avrebbe detto Francesco Saraco – è una cosa che non possiamo sbagliare”. Secondo gli investigatori a Tursi Prato era stato consegnato da Saraco un assegno di 100mila euro da mostrare ai suoi interlocutori. E la risposta era stata eloquente: “Noi dobbiamo fare le cose sempre al meglio”.

Il tentativo di corrompere la giudice non si sarebbe fermato qui. Eloquente per gli inquirenti anche la conversazione telefonica del successivo 2 luglio quando nel giro entravano anche altre persone. Giuseppe Caligiuri chiamava, in tale circostanza, Lorenzo Catizone chiedendo di fargli “un grosso favore” che “non posso dirtelo al telefono, ohi Loré”. La situazione era stata prospettata in precedenza, secondo i magistrati, anche alla madre di Lorenzo Catizone. Il tutto si sarebbe dedotto da un colloquio tra la madre di quest’ultimo Virginia Carusi e il figlio. La donna “riferiva di avere ricevuto la visita di Giuseppe Caligiuri facendo trapelare il motivo della medesima”. Dalla conversazione, stando alle ricostruzioni investigative, si evinceva che “Catizone fosse già a conoscenza dell’argomento, evidentemente in conseguenza dell’incontro di persona richiesto da Caligiuri”.

E in ballo sarebbe stata tirata presto anche Eva Catizone. A lei, ancora Caligiuri avrebbe riferito “di aver contattato il fratello e non aver potuto ultimare la conversazione”. E ancora una volta puntualizzava che “il discorso doveva essere fatto a voce”. “Il 17 – sosteneva Caligiuri – ho una cosa importante. Se tu vieni prima verso le 10 che ne so, hai capito? io ti aspetto…allora mi fai sapere? Va bene?
La conversazione proseguiva tra Caligiuri e Tursi Prato che garantiva la sua presenza all’amico all’incontro “con i fratelli Catizone”.

Ebbene, per i magistrati non vi sono dubbi: “Entrambe le conversazioni si riferivano al “piano” di corruzione in atto da parte di Francesco Saraco, Giuseppe Tursi Prato e Giuseppe Caligiuri, finalizzato ad inteferire sulla decisione del processo – assegnato al Collegio presieduto da Loredana De Franco – pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro, a carico di Antonio Saraco, padre di Francesco, Maurizio Gallelli ed altri”. Insomma, un tentativo di aggiustare il processo.