"Rinascita Scott", madre e figlio tornano in libertà dopo l'interrogatorio di garanzia
Il gip distrettuale di Catanzaro Barbara Saccà ha disposto al termine degli interrogatori di garanzia la scarcerazione di altri due indagati nell'ambito dell'inchiesta antimafia "Rinascita-Scott". Lasciano gli arresti domiciliari e tornano in libertà Tommaso Pugliese, 26 anni, e la madre Paola Rella di 57, entrambi di Vibo Valentia, difesi dagli avvocati Giuseppe Arcuri e Pietro Proto. Erano accusati in concorso con Michael Pugliese (il titolare della "Latteria del Sole" di viale Affaccio a Vibo) di intestazione fittizia dell'esercizio commerciale che - secondo l'accusa - sarebbe riconducibile a Luig Mancuso, il boss di Limbadi. Gli avvocati Arcuri e Proto hanno fatto istanza al Tribunale del Riesame di Catanzaro per chiedere la scarcerazione di Michael Pugliese e l'udienza è stata fissata per il prossimo 7 gennaio.
Lascia gli arresti domiciliari per l'obbligo di firma giornaliero alla polizia giudiziaria, Salvatore Mandaradoni, 63 di Vibo Valentia, difeso dall'avvocato Demetrio Procopio. Era stato arrestato nel blitz scattato all'alba dello scorso 19 dicembre con l'accusa di ricettazione aggravata dalle finalità mafiose. Torna in libertà Vittoria Artusa, detta Mirella (difesa dall'avvocato Giuseppe Bagnato), che era finita ai domiciliari con l'accusa di intestazione fittizia di un immobile insieme ai fratelli Mario e Maurizio. Dal carcere ai domiciliari Emanuele Baldo, difeso da Francesco Sabatino e Toni Crudo.
Il gip distrettuale di Catanzaro ha poi rigettato una serie di richieste circa la revoca della custodia cautelare in carcere e ai domiciliari per diversi indagati sottoposti ad interrogatorio di garanzia e che adesso dovranno rivolgersi al Tribunale del Riesame per cercare di ottenere l'affievolimento della misura cautelare. Resta in carcere a Locri, tra gli altri, Michele Dominello (difeso degli avvocati Santo Cortese e Diego Brancia) per il quale era stata chiesta la revoca degli arresti o la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella dei domiciliari. Dominello - secondo l'accusa - sarebbe considerato il custode delle armi per conto della 'ndrina dei "Pardea Ranisi".
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