Non solo transfughi ma anche candidati "chiacchierati". Fanno già discutere alcun nomi presenti all'interno delle liste presentate in vista delle elezioni regionali in Calabria del prossimo 26 gennaio. C'è chi è stato "tagliato" all'ultima curva perché ritenuto per vari motivi "impresentabile" e chi invece è riuscito a rimanere in corsa cambiando casacca e saltando da una coalizione ad un'altra pur di tentare il ritorno in Consiglio regionale.




Tra i candidati più "chiacchierati" di queste ore ci sono due vibonesi i cui nomi sono indirettamente finiti nella maxi-inchiesta "Rinascita Scott" condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Non sono indagati ma alcuni passaggi sono a dir poco imbarazzanti. E' il caso di Antonino Daffinà, meglio conosciuto come Tonino, candidato nella lista di Forza Italia per la circoscrizione della Calabria centrale e il cui nome compare più volte tra le carte dell'indagine. Di lui parla il collaboratore di giustizia Andrea Mantella nella parte in cui sviluppa i rapporti tra i Mancuso e i cosiddetti "colletti bianchi". Mantella lo inserisce, tra l'altro, tra i "massoni vibonesi" che avrebbero avuto rapporti con la 'ndrangheta. Il nome di Daffinà non è nuovo alla Procura di Catanzaro che ha chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito di un'altra inchiesta, quella sull'utilizzo dei fondi Ex Gescal. Il candidato di Forza Italia rischia il processo in qualità di ex commissario straordinario dell'Aterp di Vibo Valentia e non è l'unico. Tra coloro per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio compare anche il vice presidente uscente del Consiglio regionale Pino Gentile.

L'altra figura che sta facendo discutere è quella di Vito Pitaro, candidato nella lista "Santelli Presidente", ex braccio destro su Vibo di Bruno Censore e oggi tra gli esponenti di punta del centrodestra cittadino. Anche il suo nome figura tra le pagine dell'inchiesta "Rinascita" così come nell'aprile scorso capitò la stessa cosa per "Rimpiazzo", l'operazione che colpì il clan dei Piscopisani. In entrambe le vicende Pitaro non è indagato e questo va sottolineato. Tuttavia fanno riflettere alcune frasi dell'ex consigliere regionale Pietro Giamborino, arrestato lo scorso 19 dicembre nell'ambito della maxi operazione della Dda. In un'intercettazione Giamborino parla delle politiche del 2018 e si sofferma sulla figura di Bruno Censore il quale - secondo le sue considerazioni riportate dai pm tra le pagine dell'inchiesta - "avrebbe condotto la campagna elettorale con il supporto di Pitaro Vito ed entrambi si sarebbero avvalsi dell'appoggio di persone 'ad alto rischio', esponenti della criminalità locale, per garantirsi il bacino di voti".

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