‘Ndrangheta e società civile, De Magistris: “Mi fermarono perchè Pittelli era amico di Lombardi”

Con un post fiume, il sindaco di Napoli ripercorre le tappe cruciali dell’inchiesta Poseidone e ricorda: “Eravamo arrivati al cuore dello Stato”

“Ascoltavo qualche giorno fa il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Gratteri, in conferenza stampa, spiegare l’importantissima indagine sul clan Mancuso ed essere orgoglioso del lavoro di magistrati e carabinieri che dirige e coordina. Insomma ha fatto il capo della Procura”. Lo scrive sulla sua pagina facebook il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, rammentando quanto accaduto dodici anni addietro quando “un altro Procuratore della Repubblica, Lombardi, annunciava di aver revocato al pm de Magistris l’indagine Poseidone”.

“Il procedimento di cui ero titolare da tempo e che stavo concludendo – ha evidenziato De Magistris – aveva individuato un vero e proprio sistema criminale che gestiva illecitamente decine di milioni euro nel settore ambientale. Erano coinvolti politici, di livello nazionale e locale, dirigenti pubblici, imprenditori: reati gravi uniti dal collante della massoneria deviata. Il Procuratore della Repubblica mi revocò l’indagine quando notificai un’informazione di garanzia al parlamentare avvocato Giancarlo Pittelli (ora tratto in arresto per associazione mafiosa)”.

Pittelli amico di Lombardi. “Il procuratore Lombardi era amico dell’avvocato Pittelli, che era stato anche il suo difensore e che pochi mesi prima aveva assunto nella sua società il figlio della moglie del Procuratore. Avevo anche segnalato alla Procura della Repubblica di Salerno una gravissima fuga di notizie in una delicatissima indagine sulla sanità in Calabria, che riguardava anche il Presidente della Regione, in cui poi si è ricostruito un ruolo nella fuga di notizie di Lombardi e Pittelli. Per evitare una ulteriore fuga di notizie segretai in cassaforte l’iscrizione nel registro degli indagati di Pittelli e di un generale della guardia di finanza. Procedevo anche per violazione delle legge Anselmi, ossia massonerie deviate che ostacolavano il funzionamento di organi costituzionali. Nel frattempo, tra le varie inchieste, mi trovavo nel vivo di toghe lucane ed eseguimmo, in Basilicata, numerose perquisizioni a magistrati, appartenenti alle forze di polizia, politici, dirigenti pubblici”.

“Fatti gravissimi .prosegue De Magistris – alcuni dei quali finalizzati ad ostacolare il lavoro di altri magistrati. Nella primavera-estate stavo per scrivere le misure cautelari della più grande indagine di cui sono stato titolare: Why Not. Decine di indagati, reati gravissimi. Avevamo ricostruito un sistema criminale che gestiva illecitamente la spesa pubblica per centinaia di milioni di euro in svariati settori ed interferiva illecitamente sulle istituzioni: coinvolgimento di politici di vari partiti, appartenenti alle forze di polizia e servizi segreti, imprenditori, professionisti. Avevamo ricostruito un modus operandi di tipo piduista. Nel settembre, il Ministro della Giustizia Mastella chiedeva il mio trasferimento cautelare d’urgenza, ad ottobre il Procuratore Generale avocava a sé l’indagine. Non si è mai visto nella storia della Repubblica che un Ministro (poi anche indagato nel procedimento Why Not) chieda il trasferimento del PM che indaga sul Presidente del Consiglio del Governo di cui fa parte”.

Stop alle indagini. “In pochi mesi distruggono il lavoro di anni ed impediscono le richieste di misure cautelari per fatti gravissimi. Tra l’altro avevamo anche ricostruito, in maniera similare, ciò che oggi ha portato all’arresto di Pittelli. Per dodici anni hanno continuato ad agire. Nel frattempo, in quegli anni, sono stato destinatario, con un numero senza precedenti in magistratura, di moltissime interrogazioni parlamentari, ispezioni, denunce penali, civili e disciplinari. Un vero e proprio stillicidio. La Procura di Salerno cominciava una serie di indagini delicatissime, anche nei miei confronti, venivo sentito in circa cento verbali. Alla fine è stato accertato che ho sempre agito con correttezza, non commettendo alcun reato e che sono stato vittima di reati gravissimi finalizzati a distruggere me, i miei più stretti collaboratori e i procedimenti penali su cui stavamo lavorando”.

“La Procura di Salerno informava anche il Consiglio Superiore della Magistratura che aveva, nel frattempo, iniziato il processo disciplinare lampo nei miei confronti. Il CSM sapeva, era a conoscenza della correttezza del mio operato e di quello che mi stava accadendo. Ma il CSM mi condannava comunque, infliggendomi la censura, togliendomi le funzioni di pubblico ministero e trasferendomi per incompatibilità ambientale. Le principali accuse: “segretavo l’iscrizione di Pittelli e non avevo informato il Procuratore della Repubblica dell’indagine su Pittelli e dell’informazione di garanzia che gli dovevo notificare”. Insomma per il CSM, dal momento che ero consapevole del rapporto tra Pittelli e Lombardi e che ci sarebbe stata una quasi certa fuga di notizie, avrei dovuto commettere il reato di rivelazione di segreto investigativo o di favoreggiamento. Questo era l’organo di autogoverno della magistratura. Oggi posso dire, dopo l’arresto di Pittelli (che si legge in questi giorni nelle cronache giudiziarie voleva anche essere eletto al CSM…ma forse di fatto già c’era stato) che avevano ragione sull’incompatibilità ambientale: hanno deciso di togliermi da un ambiente mafioso del quale ero certamente estraneo. Hanno cacciato chi aveva scoperto un sistema criminale spaventoso, fatto di corruzioni, mafie e massonerie deviate ed hanno lasciato i collusi liberi di continuare ad operare indisturbati. Nel frattempo la Procura di Salerno andava avanti nelle indagini e nel dicembre del 2008 effettuava delle perquisizioni in Calabria ricostruendo quel sistema criminale che aveva operato per togliermi le indagini e distruggere la vita professionale mia e dei miei più stretti collaboratori. Venivano indagati numerosi magistrati (tra cui il Procuratore della Repubblica, il Procuratore Aggiunto, il Procuratore Generale), politici, uomini delle istituzioni, professionisti”.

“La Procura di Salerno aveva ricostruito tutto minuziosamente, effettuava perquisizioni e sequestri e succedeva qualcosa che non era mai accaduta prima nella storia della Repubblica. I magistrati indagati indagano chi indaga su di loro e sequestrano quello che i magistrati di Salerno avevano sequestrato. Come se i ladri che vengono scoperti a rubare in una gioielleria arrestano i poliziotti che li stanno per arrestare. Il circuito mediatico-politico-giudiziario si scatena e si inventa la guerra tra Procure con il chiaro obiettivo di fermare i magistrati di Salerno che avevano ricostruito numerosi reati con il coinvolgimento di magistrati e politici. Il CSM sapeva tutto, il Presidente della Repubblica che presiede il CSM sapeva tutto, gli stessi d’altronde del mio allucinante procedimento disciplinare, la Procura Generale della Cassazione sapeva tutto, l’associazione nazionale magistrati sapeva tutto”.

Qualche piccola nota di colore.
“Il magistrato della Procura Generale della Cassazione che seguiva gli aspetti disciplinari delle indagini di Salerno su Catanzaro era Riccardo Fuzio, poi divenuto Procuratore Generale della Cassazione e recentemente coinvolto, per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, nelle indagini che hanno riguardato il PM di Roma Palamara che era, all’epoca delle indagini della Procura di Salerno, presidente dell’associazione nazionale magistrati e che si guardò bene dal difendere la legittima indagine di un ufficio che ha la competenza sui reati commessi in un altro ufficio giudiziario. In pochi giorni i pubblici ministeri di Salerno furono rasi al suolo da uno tsunami istituzionale concentrico tra CSM, Procura Generale della Cassazione, Ministero della Giustizia: puniti e trasferiti, niente più toga da PM. Finito tutto. Palamara commentò: “il sistema ha dimostrato di avere gli anticorpi”. Era proprio un sistema. Che amarezza, uomini senza vergogna. Avete distrutto la vita di un pool di magistrati di Salerno che non avevano fatto altro che il loro dovere”.

La condanna.“Ve lo ricordate il processo surreale a Roma sull’acquisizione dei tabulati telefonici di parlamentari in cui siamo stati condannati in primo grado per abuso d’ufficio io e Genchi e poi assolti in appello e in Cassazione? Ricordate che dopo la condanna in primo grado fui anche sospeso da sindaco e ho dovuto fare il sindaco di strada, per poi avere ragione su tutto in ogni sede giudiziaria? Come mai si è tenuto a Roma quel processo quando la competenza era della Procura di Salerno che ai sensi dell’art. 11 del codice di procedura penale procede sulle condotte dei magistrati di Catanzaro? Fu il solito Avvocato Pittelli che saltò Salerno e si recò a presentare l’esposto direttamente nelle mani del Procuratore Aggiunto di Roma Achille Toro, anche lui poi travolto da gravi fatti giudiziari. Insomma nelle indagini avevamo individuato un sistema criminale di tipo piduista che gestiva fiumi di denaro pubblico, incideva sul mercato del lavoro, condizionava il voto, inquinava il funzionamento delle istituzioni e di organi di rilevanza costituzionale. Decine di magistrati coinvolti, uomini di governo, decine di politici, impenditori, professionisti, apparenti alle forze di polizia ed ai servizi di sicurezza hanno impedito al Paese di sapere verità che, evidentemente, avrebbero compromesso la tenuta fradicia di alcune istituzioni. Eravamo pochi, ma motivatissimi, persone oneste, senza prezzo, autonome, coraggiose”.

“Eravamo arrivati al cuore dello Stato. Avevamo ricostruito nomi, documenti, fatti, reati. Eravamo circondati, con il nemico in casa, nello Stato. Oggi, nell’inchiesta coordinata dal Procuratore Gratteri sono coinvolti alcuni degli stessi nomi ed un contesto anche simile. Coloro che ci hanno sottratto le inchieste e ci hanno fermato non hanno solo distrutto vite, anche familiari, di persone oneste che servivano lo Stato, hanno soprattutto consentito ad un sistema criminale di continuare ad operare. Molti dei responsabili di quei fatti gravi sono ancora ai vertici delle istituzioni. I responsabili di quel colpo di stato giudiziario, politico ed istituzionale sono peggio dei mafiosi. Hanno consentito alla borghesia mafiosa di continuare a muoversi indisturbata per anni ed hanno impedito che si individuassero responsabilità ad altissimi livelli istituzionali. Per dimostrare questo non sono più necessari processi, che avete impedito che si svolgessero, ormai è storia. Punto”.

L’affondo. “Voi persone della legalità formale e dell’ordine costituito avete ricoperto e ancora ricoprite, alcuni di voi, incarichi istituzionali altissimi, anche ai vertici dello Stato e delle Magistrature, vi hanno ossequiato in tanti, avete frequentato le stanze del potere, forse sarete anche ricchi, ma siete miserie umane, traditori del giuramento di fedeltà alla Costituzione e persone senza dignità ed onestà. Non proverò mai odio, perché è un sentimento che non mi appartiene, anche se avete distrutto la vita di tante persone. Voi siete uomini senza essere uomini, non avete nemmeno il coraggio di guardare negli occhi, come quando il vice presidente del CSM Mancino lesse la sentenza di condanna disciplinare contro di me. Per quello che avete fatto contro la verità e la giustizia, che ho servito giorno e notte per quindici anni, la considero una medaglia al valore civile e militare. Continuerò nei prossimi giorni a scrivere e raccontare fatti perché tutti sappiano sempre di più di quanto le nostre istituzioni sono abusate ed affinché ad altri non accada di essere pugnalati a morte dallo Stato”.