Scacco ai clan di Cosenza, Gratteri: “Venite a parlare con noi e continuate a denunciare”

Il procuratore antimafia di Catanzaro loda il lavoro di squadra svolto da Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato: “Adesso i cittadini possono fidarsi di noi”

L’ha definita un’indagine di Serie A. Un esperimento pienamente riuscito che probabilmente verrà replicato. Nell’inchiesta che ha portato al fermo di 18 persone a Cosenza decapitando i due principali clan della città c’è la sinergia “interforze” di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato che sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro è sfociata nell’operazione denominata in codice “Testa di Serpente”. “Anche con tecniche e filosofie diverse – ha spiegato Gratteri – Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza sono riusciti a lavorare come un unico corpo, e questo è un valore aggiunto. Sono davvero contento perché questo è un esperimento importante: è la prima volta che, in un’indagine di serie A come questa, che si è riusciti a lavorare al meglio, tanto è vero che non abbiamo nemmeno un latitante. Questo – ha rilevato il procuratore capo della Dda di Catanzaro – conferma la professionalità, ma anche la tenuta sul piano della riservatezza, evitando le fughe di notizie: questa è la premessa per poter lavorare bene. Questo risultato non è un caso, perchè ci stiamo lavorando da tre anni. E non è solo un risultato processuale o probatorio, o la possibilità di fare indagini di qualità, ma significa anche la possibilità di dimostrare ai cittadini che possono fidarsi di noi, osare e venire a denunciare: ogni mese che passa è un crescendo. Oggi ci sono tre divise diverse ma un’unica polizia giudiziaria”.




Secondo Gratteri, “se si è arrivati a questo target, è grazie ai vertici delle tre forze dell’ordine che stanno inviando in Calabria professionisti di qualità. Il comando della Guardia di Finanza ha inviato agenti in gran parte volontari, nel senso che hanno scelto di venire qui, nessuno glielo ha imposto. Quanto ai Carabinieri, sono arrivati e stanno arrivando oltre 100 marescialli, la Polizia ha potenziato le Squadre mobili e lo Sco è continuamente in Calabria per supportare le Mobili. Ringrazio tutti per aver creduto nel nostro progetto, un progetto che, appena sono arrivato a Catanzaro, faceva sorridere molti, che pensavano che avremmo fatto solo cose ordinarie, o solo indagini di droga, dicendo che Gratteri faceva solo indagini di droga, cosa che naturalmente – ha concluso il procuratore di Catanzaro – è un falso storico”.

“Ripeto ancora una volta: i calabresi – rimarca Gratteri – non sono omertosi, i calabresi non sapevano con chi parlare” ha detto Gratteri. “Siamo una grande squadra, sembra una frase fatta ma – ha sostenuto il procuratore – è calzante. Ringrazio i giornalisti a essere sempre presenti qui perchè documentano la nostra azione: la gente infatti deve sapere quello che stiamo facendo, per valutare se fidarsi di noi, se cioè se siamo credibili. Io ogni giorno trovo riscontro: proprio questa mattina la mia segretaria mi diceva che ci sono già tantissime persone, oltre 300, che vogliono parlarmi. Quindi, nella settimana, a cavallo delle vacanze invece di un giorno metterò due giorni a disposizione di usurati, estorti, parti offese, gente che subisce vessazioni nella pubblica amministrazione, per venire a parlare con me e venire a denunciare. In questo lavoro inoltre – ha aggiunto il procuratore di Catanzaro – ho sempre il supporto di un ufficiale dei carabinieri e della Finanza e di un dirigente della polizia che aiutano a incoraggiare chi vuole denunciare. Ripeto ancora una volta: i calabresi – ha concluso Gratteri – non sono omertosi, i calabresi non sapevano con chi parlare”.

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